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Buon ristorantre Giapponese

A pranzo ci siamo accomodati all’esterno ed eravamo ben distanziati da coloro che siedevano nella nostra fila. Fila successive erano invece non distanziate. Abbiamo optato per il menu’ da 16 $ a distanza e potevamo anche scegliere diverse pietanze da altri menu’ analoghi. Molto buono il suschi saschimi con ciascun pezzo abbondante. Buona la tempura servita ben calda. Infine una pallina di gelato al te; verde. Ottima la birra Ashai. Xevizio professionale da parte di due giovani giapponesi. Conto totale 42€. Ci ritorneremo senz’altro.

Quando tutto inizia

Storia d’amore molto bella da parte di un eterno Peter Pan, che aveva il terrore di legarsi ed una splendida donna, gia’ sposata e con un figlio. Lo si legge tutto d’un fiato ed e’ davvero avvincente.

Quando tutto inizia è l’ultima fatica letteraria di Fabio Volo che si pone sulla scia dei precedenti romanzi e ci racconta ancora della fatica dei giovani adulti che stentano a trovare un loro posto nel mondo e ancora di più una stabilità sentimentale. Protagonista del romanzo è Gabriele, un quarantenne che vive in una Milano che non è più quella rampante degli aperitivi degli anni Ottanta ma sembra piuttosto lo scenario sul quale si muovono tutti quelli che cercano non di vivere quanto di sopravvivere. Gabriele di mestiere fa il pubblicitario ma le sue velleità e speranze di successo non si sono mai concretizzate in realtà. Non guadagna quanto vorrebbe ma piuttosto che cercare un altro lavoro e rimettersi in gioco, preferisce trascorrere il suo tempo con Luca, l’amico collega che sta per sposarsi e che agli occhi di Gabriele è un nuovo eroe perché è riuscito a superare la paura dei legami ed è pronto a pensare a se stesso come componente di una famiglia. Gabriele invece è ancora single, vive in una casa arredata Ikea dove non riesce ad occuparsi neanche delle piante – che immancabilmente muoiono senz’acqua – e dove l’unica presenza femminile è quella della donna delle pulizie. Se Luca è impegnato a fare progetti per il futuro, Gabriele invece ha ancora il tempo per frequentare le librerie. Ed è proprio in una di queste che una sera di primavera incontra Silvia ed è interesse al primo sguardo. Silvia non è giovanissima, non è bellissima, è una quarantenne o poco meno sposata e con un bambino, annoiata dalla sua vita matrimoniale. Perché per far funzionare un matrimonio non basta essere amati ma è necessario anche sentirsi desiderati. Proprio per questo motivo Silvia cede alla corte serrata di Gabriele, forse perché convinta che si tratterà di un’avventura breve che, in fondo in fondo, forse potrà fare anche bene al suo matrimonio a patto di restare circoscritta in un tempo breve e di non venir mai scoperta. All’inizio anche Gabriele è dello stesso parere, ma a poco a poco le cose cambiano. Questo quarantenne un po’ sfigato, che non ha tempo per andare in palestra ma si fa tanti centrifugati di frutta per mantenersi in salute, si fa prendere sempre di più da Silvia fino ad innamorarsene appassionatamente, senza però rivelare subito i suoi sentimenti. Scoprire che nel mondo esiste qualcuno che ti capisce al volo, qualcuno con il quale puoi comunicare senza parole, senza pregiudizi e con semplicità, può dare davvero un’ebrezza paragonabile all’euforia di una sbronza. Ma come potersi impegnare in una relazione stabile e rivelare i propri sentimenti quando siamo tutti così spaventati e confusi da non riuscire a fare neanche la raccolta differenziata (ma alla fine, chi sa veramente in quale pattumiera vanno le bustine usate delle tisane?). La svolta della situazione arriva quando Gabriele, cercando sul web, si imbatte nel profilo Facebook del marito di Silvia. Si tratta di un uomo non particolarmente bello, non particolarmente interessante, uno di quelli che si può lasciare facilmente. Ma alla fine davvero Silvia vorrà sconvolgere la propria vita familiare per assecondare l’amore di Gabriele? Non si tratta, piuttosto, di una pausa dalla vita che nella realtà è solo un bel sogno ma che non si può trasformare nella concreta quotidianità senza perdere i contorni della favola? È a questo punto che i due protagonisti iniziano a farsi domande. Tutto è meraviglioso fino a quando è possibile chiudersi in casa, nell’anonimo appartamento di Gabriele, e lasciare tutto fuori, occupando il proprio tempo fra chiacchiere e amore, ma cosa accade quando si prova a far uscire fuori, nella vita reale, quello che fino a questo momento è stato protetto da una campana di vetro? Le cose importanti iniziano quando tutto sembra finito afferma il protagonista del romanzo nelle prime pagine. Gabriele e Silvia dovranno faticare non poco per capire quali sono, per loro stessi, le vere cose importanti.

Il romanzo di Fabio Volo è il seguito ideale di una saga iniziata con È una vita che ti aspetto. Questa volta però, i protagonisti sono meno rampanti e più rassegnati alle avversità della vita ma non per questo meno confusi. Più che essere il racconto di una storia d’amore, è la narrazione di un percorso di crescita interiore che porta i protagonisti a diventare finalmente adulti e a smetterla di pensare al proprio io per iniziare a riflettere su un noi. Il romanzo, tuttavia, ha un po’ il sapore dell’incompiuto. Infatti i personaggi galleggiano sempre in superficie, senza mai essere approfonditi o delineati nei pensieri, nei sentimenti e nelle intenzioni. Sarebbe lecito aspettarsi un pochino di più da un autore che è diventato ormai una fucina di best seller. Invece da Esco a fare due passi del 2001 a Quando tutto inizia non sembra esserci stata un’evoluzione nella scrittura che resta sempre leggera e scorrevole, ma troppo poco dettagliata per riuscire ad emozionare davvero e in profondità i suoi lettori.

 

Caikowski Beethoven Pomeriggi Musicali

Sab. 10 Aprile

Direttore  Alessandro Cadario

Violino Giuseppe Gibboni

Caikowski

Cocerto per violino e orchestra in re maggiore op. 35

Beethoven

Sinfonia n.3 in mib maggiore Op. %% “Eroica”

Alessandro Cadario
direttore e direttore ospite principale

Alessandro Cadario è Direttore Ospite Principale dell’Orchestra I Pomeriggi Musicali dal 2016. Ha diretto nelle stagioni dei principali enti lirici e festival italiani e internazionali; ha diretto importanti orchestre, tra cui il Coro e l’Orchestra del Teatro Regio di Torino, l’Orchestra Filarmonica della Fenice, l’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna, l’Orchestra del Teatro Carlo Felice, l’Orchestra del Teatro Massimo di Palermo. Ha attirato l’attenzione di pubblico e critica nel 2014, in occasione del suo debutto alla Società del Quartetto di Milano e nel 2015 nella stagione dell’Opera di Firenze e del Teatro Petruzzelli. Sempre nel 2015 ha debuttato al Teatro alla Scala di Milano. Nel 2017 è stato scelto dalla Presidenza del Senato per dirigere il prestigioso concerto natalizio, trasmesso in diretta su RAI 1 dall’Aula del Senato e all’oggi, ha all’attivo collaborazioni con solisti come Mario Brunello, Alessandro Carbonare, Gautier Capuçon, Giovanni Sollima, Francesca Dego e Roman Simovic.

 

 

Giuseppe Gibboni

“Giuseppe Gibboni è uno dei talenti più straordinari che abbia conosciuto. Possiede un’intonazione perfetta, una tecnica strabiliante in tutti suoi aspetti, un suono molto affascinante e una musicalità sincera. Sono sicuro che avrà tutti i successi che merita.” (Salvatore Accardo)

Nato nel 2001, inizia lo studio del violino a tre anni con il padre. Si diploma a quindici anni con Lode e Menzione d’Onore presso il Conservatorio di Salerno. Studia con Salvatore Accardo e Pavel Berman. Ha partecipato a numerosi concorsi nazionali ed internazionali classificandosi sempre al primo posto (Crescendo Agimus Firenze, XXIII Concorso Internazionale Violinistico Postacchini, International Competition L. Kogan Bruxells, International Music Competition Dinu Lipatti). Ha ottenuto il terzo premio (primo non assegnato) al prestigioso Enescu International Violin Competition di Bucarest. Si è esibito come solista in sale prestigiose quali: Festival Al Bustan di Beirut; Sala Čhaikovskij di Mosca; Sala Royale del Conservatorio di Bruxelles. Nel 2016 ha vinto il programma di RAI Prodigi – La Musica è Vita. Ha inciso un CD con la casa discografica Warner Classics.

Suona un violino Giovanni Francesco Pressenda (1827).

 

 

Un giorno lo diro’ al Mondo

Il libro si riferisce all’esecuzione in Virginia di un giovane americano.

L’autore, che vent’anni fa aveva da giovane giornalista presso radio 24, finalmente ha trovato la forza per scrivere questo libro. L’intento e’ quello di dimostrare ai lettori quanto iniqua sia la pena di morte. Scritto con molta cura, dimostra che molte prove a carico del presunto reo sono state assunte in via frettolosa, tralasciando molte altre che probabilmente avrebbero provato l’innocenza dell’accusato. Ne consiglio la lettura anche perche’ dopo tanti anni, ancora traspare la passione dell’autore.

Dirige Chung Myung-whun alla Scala.

Spettacolo in streaming meraviglioso. 31 marzo 2021 su rai 5.

In platea hanno sistemato, a debita distanza, gli archi poi su una gradinata i fiati ed i tamburi. I cantanti in fondo e nei parchi  il coro.

Prima volta che sento i musicisti del teatro, che hanno dato una prova eccezionale del loro talento. Eccezionale  il direttore Chung che ci ha regalato una superba performance. Credo sia il concerto piu’ bello al quale abbia assistito.

Programma:

Franz Joseph Haydn Sinfonia n. 44 in mi min. “Trauersinfonie” Hob. I/44

Allegro con brio

Menuetto

Adagio

Finale. Presto

Gioachino Rossini Stabat Mater

Cuius animam

Quis est homo

 

Pro peccatis

Eia, Mater

Sancta Mater

Fac ut portem

Inflammatus

Quando corpus

Amen

 

Rosa Feola, soprano

Veronica Simeoni, mezzosoprano

René Barbera, tenore

Alex Esposito, basso

Chung Myung-whun

 

Coro

Coro

Rene’ Barbera tenore

Rosa Feola soprano

Veronica Simeoni mezzosoprano

Alex Esposito basso

Profilo maestro Chung

Ha iniziato la sua carriera musicale come pianista, debuttando all’età di 7 anni con la Seul Philharmonic. Nel 1974ha vinto il secondo premio al concorso pianistico Čajkovskij di Mosca. Ha completato gli studi musicali alla Juilliard School di New York e nel 1978 è diventato assistente di Carlo Maria Giulini alla Los Angeles Philharmonic e poi direttore associato presso la stessa orchestra.

Dal 1984 al 1990 è stato direttore musicale dell’Orchestra della Saarländischer Rundfunk; dal 1987 al 1992direttore ospite principale del Teatro Comunale di Firenze; dal 1989 al 1994 direttore musicale dell’Opéra Bastille, dal 1997 al 2005 direttore principale dell’Orchestra dell’Accademia nazionale di Santa Cecilia e nel 1999 della KBS Symphony Orchestra in Corea del Sud. Dal 2000, inoltre, ha assunto la direzione musicale dell’Orchestre Philharmonique de Radio France fino al 2015, dal 2001 al 2010 è Special Artistic Adviser della TokyoPhilharmonic Orchestra della quale dal 2011 è Direttore Onorario e dal 2005 della Seul Philharmonic Orchestra. Dal 2006 collabora costantemente con l’Orchestra Filarmonica della Scala di Milano e con l’Orchestra del Teatro La Fenice di Venezia. Nella stagione 2012/2013 Myung-whun Chung è il Direttore Ospite Principale della Sächsische Staatskapelle Dresden.

Ha diretto le più prestigiose orchestre europee e statunitensi, fra cui i Berliner Philharmoniker, il Concertgebouwdi Amsterdam, la London Symphony Orchestra e la London Philharmonic, i Münchner Philharmoniker, l’Orchestre National de France e l’Orchestre de Paris, l’Orchestra Filarmonica della Scala, i Wiener Philharmoniker, la Boston Symphony Orchestra, la Chicago Symphony Orchestra, la Cleveland Orchestra, la New York Philharmonic e la Philadelphia Orchestra.

Nel 1985 dirige la prima esecuzione assoluta nel Saarländisches Staatstheater di Saarbrücken della Sinfonia n. 3 di Isang Yun.

Nel Metropolitan Opera House di New York dirige la ripresa di “Simon Boccanegra” di Giuseppe Verdi con Anna Tomowa-Sintow nel 1986Madama Butterfly con Leo Nucci nel 1988 e Don Carlo nel 1997.

Nel Teatro Comunale di Firenze dirige la ripresa di “Simon Boccanegra” con Maria Chiara e Giorgio Zancanaronel 1988 e la prima rappresentazione di “La leggenda dell’invisibile città di Kitež e della fanciulla Fevronija” di Nikolaj Andreevič Rimskij-Korsakov con Sara Mingardo nel 1990.

Nel Teatro alla Scala di Milano dirige un concerto con Salvatore Accardo trasmesso su Retequattro e tre con l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino nel 1989, altri concerti nel 1990, un concerto nel 1991, un concerto con Shlomo MintzLady Macbeth del Distretto di Mcensk, un concerto di Cecilia Bartoli nel 1992, un concerto nel 1993, suona inoltre nel Trio Chung, come pianista, insieme alle sorelle Kyung-wha Chung (violino) e Myung-wha Chung (violoncello) in un concerto nel 1994, un concerto con la Philharmonia OrchestraSalomè (opera) e tre concerti nel 1995, due concerti con Thomas Allen con musiche di Gustav Mahler nel 1996, due concerti nel 1997, due concerti con Stanislav Bunin nel 1998, tre concerti con Alexander Toradze con musiche di Rachmaninov nel 1999, quattro concerti nel 2000, un concerto al Teatro degli Arcimboldi nel 2003, un concerto agli Arcimboldi nel 2004, un concerto nel 2005, un concerto nel 2006Madama Butterfly con Fiorenza Cedolins ed un concerto con la London Symphony Orchestra nel 2007, un concerto con Vadim Repin ed il Concerto di Natale trasmesso da Rai 1Idomeneo (opera) ed infine un concerto nel 2009.

Nel Teatro La Fenice di Venezia dirige due concerti nel 1989, suona inoltre nel Trio Chung, come pianista, insieme alle sorelle Kyung-wha Chung (violino) e Myung-wha Chung (violoncello) in un concerto nel 1991 ed uno nel 1994, dirige un concerto nel 1995, la Sinfonia n. 3 (Mahler) nel 2003 e la Sinfonia n. 7 WAB 107 di Anton Bruckner nel 2007. Nell’estate 2013 dirige Otello (Verdi) nel Palazzo Ducale (Venezia) in un allestimento esclusivo del Teatro La Fenice con Coro e Orchestra del Teatro veneziano con Gregory KundeLucio GalloCarmela Remigio ed Antonio Casagrande e nel 2014 Simon Boccanegra con Giacomo PrestiaMaria Agresta e Francesco Meli trasmessa da Rai 5.

Artista esclusivo della Deutsche Grammophon dal 1990, le sue numerose incisioni hanno spesso ricevuto prestigiosi premi e riconoscimenti della critica musicale.

La sua discografia include, tra l’altro, una serie dedicata alla musica sinfonica di Dvořák, realizzata con i Wiener Philharmoniker, ed una dedicata alla musica sacra con l’Orchestra di Santa Cecilia.

Ha ottenuto numerosi premi e riconoscimenti per la sua attività artistica, tra cui, in Italia, il Premio Franco Abbiati della Critica Musicale Italiana e il Premio Arturo Toscanini. Nel 1991 è stato nominato “Artista dell’anno” dall’Associazione dei Teatri Francesi e l’anno dopo, nel 1992, il governo francese gli ha conferito la Legion d’Onore per il contributo dato all’Opéra di Parigi. Nel 1995 è stato insignito tre volte del Premio “Victoire de la Musique” e nel 2002 è stato nominato accademico onorario dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia.

Parallelamente alla sua attività musicale, Myung-whun Chung è impegnato in iniziative di carattere umanitario e di salvaguardia dell’ambiente. Dal 1992 è Ambasciatore per il Drug Control Program alle Nazioni Unite (UNDCP). Nel dicembre 1995 è stato nominato Man of the year dall’UNESCO e nel 1996 il governo della Corea gli ha conferito il Kumkuan, il più importante riconoscimento in campo culturale del suo paese. Attualmente ha l’incarico di Ambasciatore onorario per la cultura per la Corea, il primo nella storia del governo del suo paese.

Nel 1992 dirige la ripresa nel Teatro alla Scala di Milano di “Lady Macbeth del Distretto di Mcensk” di Dmitri Dmitrievich Shostakovich.

Nel 1997 dirige Otello al Royal Opera House di Londra.

Nel 2001 dirige Tannhäuser (opera) all’Accademia nazionale di Santa Cecilia.

Nel 2002 dirige l’inaugurazione a Roma della Sala Grande del nuovo Auditorium Parco della Musica con un concerto.

Nel 2005 dirige musiche di Beethoven al Teatro Massimo di Palermo.

Al Wiener Staatsoper nel 2011 dirige Simon Boccanegra con Fiorenza Cedolins, nel 2013 Tristan und Isolde e nel 2014 Tannhäuser.

Nel 2012 dirige la Boheme con Vittorio Grigolo e Inva Mula a Orange. All’Arena di Verona e nel cortile di Palazzo Ducale a Venezia dirige nel 2013 la Messa di Requiem di Verdi, dirigendo una compagina formata dalle orchestre e dai cori dell’Arena di Verona e del Teatro La Fenice, nell’anno del bicentenario verdiano e del centenario del festival lirico e Tristan und Isolde a Tokyo.

Nel 2014 dirige Otello con Roberto Alagna nel Teatro romano di Orange.

Nel 2016 dirige la Sinfonia No.9 di Beethoven nell’Open Air Theatre di Milano Expo.

Il 26 maggio 2017 dirige l’Orchestra filarmonica della Scala al Concerto in onore dei Capi di Stato e di Governo e delle Delegazioni Ufficiali partecipanti al vertice G7 di Taormina nel Teatro Greco.

Il 1º gennaio 2020 è chiamato nuovamente a dirigere per il terzo anno consecutivo il tradizionale concerto di capodanno del teatro La Fenice di Venezia.

 

 

Mozart Haydn Pomeriggi musicali

Mozart Sinfonia n 39 K 543 Il Canto del Cigno

Haydn Sinfonia 104 “Salomon”

Direttore Diego Fasolis

Coro della RTV Lugano

Orchestra I Pomeriggi Musicali

Wolfgang Amadeus Mozart (1756 – 1791)
Sinfonia n. 39 in mi bemolle maggiore “Schwanengesang” (Canto del cigno), K 543

  1. Adagio, Allegro (mi bemolle maggiore)
  2. Andante con moto (la bemolle maggiore)
  3. Minuetto e trio. Allegretto (mi bemolle maggiore)

 

Franz Joseph Haydn (1732 – 1809)
Sinfonia 104  in re maggiore “Salomon” Hob: I:104

  1. Adagio (re minore); Allegro (re maggiore)
  2. Andante (sol maggiore)
  3. Minuetto. Allegro (re maggiore) e Trio (si bemolle maggiore)
  4. Finale: Spirituoso (re maggiore)

 

I due titoli in programma rappresentano il congedo dei rispettivi Autori, i massimi sinfonisti del Settecento, dalla composizione più ambiziosa elaborata dal loro secolo per l’orchestra. Se nel caso di Haydn si tratta propriamente del titolo estremo d’una lunga serie, la sinfonia di Mozart è il primo e meno noto pannello della grande trilogia (completata dalla Sinfonia in sol minore K. 550 e dalla «Jupiter» K. 551, quest’ultima altrettanto in programma in questa stagione) con cui il compositore trentaduenne saldò precocemente i conti con il genere sinfonico nell’estate 1788. Due congedi, scevri tuttavia di qualsiasi malinconia, anzi vibranti di luce ed energia, capaci di dar vita a un brillante teatro sonoro, e perfettamente coerenti nelle analogie tra i rispettivi primi tempi preparati da un’introduzione lenta, e nell’invenzione trascinante dei Finali. Si comincia con l’esito estremo del sinfonismo haydniano, quella Sinfonia n. 104 con cui il supremo fautore del genere nel Settecento coronò, col dodicesimo lavoro composto per Londra («The 12th which I have composed in England», recita l’autografo, insieme alla precisazione in italiano «di me giuseppe Haydn mpria [manu propria] 795 London»), quasi quarant’anni di scrittura sinfonica e insieme un intero lustro di soggiorni in Inghilterra. Destinata al nuovo, eterogeneo e vasto pubblico delle sale da concerto, diretta trionfalmente dall’Autore stesso il 4 maggio 1795 nell’ultimo concerto a beneficio del compositore, cui fruttò ben 4000 fiorini, l’ultima sinfonia di Haydn maschera la sapiente complessità costruttiva (le relazioni fra i temi, ad esempio) con un’eloquenza estroversa e solenne che chiama in causa l’orchestra classica nel suo organico pieno, completo di clarinetti, trombe e timpani. L’ascoltatore vi viene introdotto attraverso il portale d’un Adagio in re minore, meditazione severa non distante nei suoi paramenti a lutto dal capolavoro quaresimale delle Ultime parole di Cristo sulla Croce. E tuttavia è proprio da questo clima contrita che scaturisce per contrasto – con un capovolgimento modale Re minore / Re maggiore analogo a quello che otto anni prima aveva caratterizzato l’ouverture del Don Giovanni di Mozart – l’impeto del primo, fondamentale tema del complesso Allegro. Questa prima grande pagina sinfonica cederà il passo di volta in volta alla serenità d’un Andante tripartito che sottopone a variazioni un tema minimalista, a un Minuetto vivificato da un Trio non ignaro di contrappunto, per concludersi con un Finale Spirituoso che, su un memorabile bordone di corni e violoncelli, esalta un temino popolaresco derivato da una ballata croata, pietra angolare d’un edificio sonoro raramente concepito in termini tanto grandiosi come compimento d’una sinfonia.

Forse scritta per un’ipotetica occasione concertistica che probabilmente non si realizzò, la Sinfonia in Mi bemolle maggiore K. 543, compiuta il 26 giugno 1788, coniuga in termini altamente originali la grandiosità d’un disegno di neoclassico nitore, dal carattere spiccatamente pubblico e dall’eloquenza immediata e aperta, con i tratti più raffinati di uno stile maturo dedito a un ideale artistico personale, appartato rispetto ai gusti della committenza. Un ideale di bellezza apollinea straordinariamente remoto dalla situazione contingente in cui versavano le sorti del compositore, ormai lontano dall’effimero idillio con la società viennese che l’aveva illuso pochi anni prima. Un solenne Adagio cerimoniale di teatrale drammaticità accoglie anche qui l’ascoltatore con quella nobile, quieta semplicità associata presso Mozart, nei concerti per pianoforte come nel Don Giovanni e nel Flauto magico, alla tonalità di Mi bemolle maggiore. In questa introduzione tripartita si assiepano, cifra inconfondibile dello stile tragico, austeri ritmi puntati e sciabordate violente degli archi, mentre ai fiati spetta insidiare la serenità dell’armonia. Da questo sfondo austero sorge alato il primo tema dell’Allegro, affidato alle corde dei violini I, fino all’esplosione dell’intera orchestra in uno slancio sinfonico dall’empito eroico. Il II tema vive di una delicatezza quasi estenuata, suddiviso tra un oscillante nastro di crome dei violini e la risposta per note ribattute dei legni. L’Andante con moto in La bemolle maggiore si offre all’ascolto come una creatura dal volto enigmatico, una settecentesca figura velata. Nella calma d’un ritmo di marcia trasfigurato lievita insensibilmente il tema esposto ai violini. In questa forma sonata priva di Sviluppo, il secondo tema, in drammatico fa minore, si materializza nel dialogo tra coppie di fiati, viole e bassi nell’atmosfera sinistra stabilita dal tremolo dei violini. Nella Ripresa, affidata all’orchestra al completo, Mozart introduce una modulazione del tutto imprevista nella tonalità remota di Si maggiore. Il Menuetto (Allegretto) è costituito un tempo di danza di respiro sinfonico grandioso, che alterna la compattezza dell’orchestra piena con la delicatezza della scrittura per soli archi. Il Trio propone il tenero incanto dei legni, perforato a due riprese la melodia popolaresca del clarinetto, prima della canonica ripresa del Menuetto. Il Finale (Allegro) è affidato a una memorabile, magnifica invenzione di haydniana levità: un agilissimo tema giocoso che crepita sotto la pelle, esposto dai soli violini I con l’accompagnamento dei II, ma ben presto raccolto e amplificato dall’orchestra al completo. Una cadenza fragorosa lascia il passo, in questa fittizia forma sonata (di fatto monotematica), a un sedicente II tema, costituito in realtà dalla semplice trasposizione del I in Si bemolle, proposto dai violini col discreto contributo dei legni. La Ripresa, che recluta fin dall’inizio i fiati, ribadisce l’appartenenza alla regione di Mi bemolle dell’unico tema ubiquo cui spetta, immancabilmente, l’ultima parola.

Raffaele Mellace

 


Diego Fasolis
direttore

Riconosciuto nel mondo come uno degli interpreti di riferimento per la musica storicamente informata, unisce rigore stilistico, versatilità e virtuosismo. Ha studiato a Zurigo, Parigi e Cremona, conseguendo quattro diplomi con distinzione. Ha iniziato poi la sua carriera come concertista d’organo, eseguendo più volte l’integrale di Bach, Mozart, Mendelssohn, Liszt.

Nel 1993 è stato nominato Direttore stabile dei complessi vocali e strumentali della Radiotelevisione svizzera. Dal 1998 dirige I Barocchisti, ensemble con strumenti storici da lui fondato insieme alla moglie Adriana Brambilla, prematuramente scomparsa, alla quale ha dedicato nel 2013 una Fondazione benefica per il sostegno di giovani musicisti. Ha collaborato con Cecilia Bartoli in registrazioni audio e video e importanti tournée internazionali.

Nel 2016 la Scala gli ha affidato la creazione di un’orchestra con strumenti originali, che ha diretto nel Trionfo del Tempo e del Disinganno. Sempre nel 2016 ha raccolto l’eredità di Nikolaus Harnoncourt, eseguendo tre volte la Sinfonia n. 9 di Beethoven al Musikverein di Vienna.

Nel 2011 Papa Benedetto XVI gli ha conferito un dottorato honoris causa per il suo impegno nell’interpretazione di musica sacra.

Vanta un’imponente discografia comprendente più di cento titoli con cui ha ottenuto numerosi dischi d’oro nomination ai Grammy Awards.

 

 

L’Uomo della Provvidenza

Prosegue l’iter tracciato dal primo romanzo di Scurati sulla vita di Benito Mussolini. Meticolosamente testimoniato da documenti ufficiali, intercettazioni e stampa completa un quadro della parabola del dittatore fascista. Gran parte dei suoi sostenitori viene, anche per le loro interperanze, radiato dal sistema o addirittura attaccato fisicamente. Scurati dovrebbe completare l’opera e scrivere un terzo volume relativamente al percorso del Duce dal 1939 fino alla sua uccisione.

 

Il Portavoce Rocco Casalino

Autobiografia in cui rivela la terribile situazione che ha affrontato nella sua infanzia. Inoltre ha pagato enormemente la partecipazione al Grande Fratello e denuncia il pregiudizio che i suoi molteplici detrattori hanno rivolto contro di lui.

Scritto molto bene.

Mendelssohn

Pomeriggi musicali del 6 marzo 2021

Urgenza romantica e classico equilibrio
Mendelssohn, Le Ebridi”, ouverture da concerto op. 26
Mendelssohn, Concerto in re minore per violino e archi MWV O3
Mendelssohn, Ouverture da Sogno di una notte di mezza estate op. 61
Mendelssohn, Concerto per violino e orchestra in mi minore op. 64

Direttore: Alessandro Cadario
violino: Gennaro Cardaropoli
Orchestra I Pomeriggi Musicali

Felix Mendelssohn Bartholdy (1809-1847)
Le Ebridi, ouverture op. 26
Concerto per Violino e Orchestra d’archi in re minore, MWO 03

I:Allegro
II:Andante
III: Allegro

Ouverture dalle musiche di scena di Sogno di una notte di mezz’estate, op. 61.
Concerto per Violino e Orchestra in mi minore, op.64

Concerto per Violino e Orchestra op.64, in mi minore

I:Allegro molto appassionato
II: Andante
III: Allegretto non troppo – Allegro molto vivace


Urgenza romantica e classico equilibrio

Il secondo appuntamento stagionale con Felix Mendelssohn-Bartholdy, questa volta interamente monografico, propone un ritratto a tutto tondo del compositore. Attraverso le sue due ouverture più celebri e l’integrale dei concerti per violino, esplora infatti quasi l’intera parabola creativa – due decenni, dai 13 ai 35 anni – di un autore centrale del Romanticismo europeo, che per brevità dell’esistenza, interrotta a 38 anni, va accomunato a Mozart, Raffaello, Leopardi. Pagina cronologicamente centrale del percorso proposto, l’ouverture in si minore Die Hebriden (“Le Ebridi” o “La grotta di Fingal”) esprime la dimensione, fondamentale nella vita di Mendelssohn, del viaggio come straordinaria esperienza formativa. Per il musicista, e anche talentuoso acquarellista, l’incontro con paesaggi e civiltà, espressione di natura e cultura, diventa occasione per tradurre in suoni la risonanza interiore di tali esperienze in un animo estremamente ricettivo. Tema dell’ouverture è la fascinosa evocazione marina dello spettacolo sublime del selvaggio arcipelago scozzese. Concepita da un abbozzo di 21 battute appuntato nel viaggio in Scozia del 1829 (se ne dirà meglio a proposito del prossimo concerto), originariamente intitolata Ouverture zur einsamen Insel (“L’isola solitaria”), venne scritta a Roma nel 1830 e rivista, in un’ormai terza versione, nel 1832. Lavoro potente, rappresenta l’incunabolo dell’immaginario marino del romanticismo musicale, senza il quale titoli come L’Olandese volante di Wagner sarebbero impensabili. L’eccezionale d’eco della grotta di basalto che Mendelssohn aveva sperimentato nell’estremo Nord della Scozia è tradotto in un tema evocativo, sordo, misterioso, formato da un disegno discendente esposto nel registro grave, cui contrasta un tema lirico in Re maggiore, che sale sempre dai violoncelli: una dialettica che ospita un episodio centrale risonante di fanfare militari (memoria del mitico re Fingal, padre di Ossian, il bardo tanto popolare presso i romantici), ma finisce per rifluire nell’ineluttabile flutto marino di cui l’onnipresente tema principale è simbolo formidabile.

Nella parte centrale del concerto incontriamo il genio in erba che, precoce quanto Mozart, durante un’adolescenza prodigiosa realizzò un catalogo impressionante per entità e varietà. Dirà Goethe, che dai Mendelssohn era di casa: «Felix possiede un linguaggio da adulto, non il balbettio di un bambino». Nella tonalità di re minore – prediletta dal venerato Mozart ma anche da Mendelssohn, giovane e poi maturo – il compositore tredicenne scrive nel 1822 un primo Concerto per violino, noto solo dal secondo Novecento grazie a Yehudi Menuhin. Il piglio volitivo dei tempi estremi sembra dar forma icastica all’aproblematica determinazione della gioventù, sintesi di consapevolezza d’una creatività eccezionale e desiderio di autoaffermazione attraverso l’acquisizione del linguaggio dei grandi modelli, che varrà a sopperire al limitato tesoro di esperienze del compositore adolescente, al costo, talvolta, d’una certa rigidità espressiva. Vi si respira l’aria della koinè stilistica classica comune a Parigi e a Vienna grazie a una scrittura orchestrale in sicuro equilibrio tra energia, estro ed eleganza, su cui svetta l’esuberante solista. Con piacevole contrasto, l’aurorale Andante in Re maggiore è prodigo di delicati trasalimenti emotivi.

L’ouverture Sogno d’una notte di mezza estate rappresenta, con il gemello Ottetto per archi op. 20 (1825), l’approdo di questo processo di precoce maturazione, e rivela l’impronta d’una spiccata personalità artistica già compiutamente sviluppata. «Capolavoro romantico», aveva definitivo Ludwig Tieck la commedia fantastica di Shakespeare, la cui venerazione da parte del Romanticismo europeo è dato macroscopico. Non stupirà se, componendo nel giardino della sua villa berlinese nell’estate 1826, il diciassettenne Felix, reduce dall’esperienza elettrizzante di un’altra opera fiabesca, l’Oberon dell’allora appena scomparso Weber, decidesse di dedicare una pagina sinfonica al meraviglioso lavoro giovanile del Bardo. Ne risultò una pagina che restituisce analiticamente gli elementi della commedia (i mondi delle creature fantastiche, dei personaggi bassi, del duca d’Atene, rappresentati rispettivamente dalla frenesia degli Elfi, dalla danza rusticana con tanto di raglio d’asino, e da un energico tema cavalleresco) così come il complessivo tono magico (sin dall’apertura sulla luminosa, iridescente concatenazione di quattro accordi a legni e corni), saldamente organizzati in un organismo di classica compattezza, eloquente e convincente, di cui dirà Berlioz: «non ho mai udito nulla che abbia più autenticamente compreso Shakespeare».

Non meno prodigioso suonerà il celeberrimo Concerto per violino in mi minore, ultima composizione sinfonica che l’Autore completò, il 16 settembre 1844, destinandola a Ferdinand David, formidabile violinista dedicatario del Moto perpetuo op. 11 di Paganini, e fatta propria, ancora in vita di Mendelssohn, dall’ancora giovanissimo sodale di Brahms, Josef Joachim. In questo esito sommo del romanticismo mendelssohniano, denunciano l’urgenza incoercibile d’un mondo interiore straripante e la costante, altissima tensione espressiva tre scelte peculiari: l’esposizione del tema di cui si appropria immediatamente il solista, bruciando qualsiasi introduzione orchestrale; la collocazione della cadenza non in coda al I tempo, bensì al termine dello Sviluppo, a introdurre efficacemente la Ripresa; la concatenazione dei tre tempi, che fluiscono l’uno nell’altro senza soluzione di continuità, intolleranti di qualsiasi indugio. Il concerto assume così la fisionomia di un’arcata unica, un solo grande organismo dagli atteggiamenti diversi, sospeso tra il lirismo intimo e toccante dell’Andante e il brillante virtuosismo del finale, in cui sembrano prendere nuova vita le creature fantastiche del Sogno d’una notte di mezza estate.

Raffaele Mellace

 

Alessandro Cadario

Direttore d’orchestra – direttore ospite principale

Alessandro Cadario è tra i giovani direttori d’orchestra italiani una figura che raccoglie sempre maggiori consensi e interesse da parte di pubblico e critica. Musicista eclettico nel repertorio e attento alla prassi esecutiva dei diversi stili, si distingue per interpretazioni meditate e convincenti. Nel corso della sua carriera, ha diretto concerti sinfonici, opere e balletti nelle stagioni dei principali enti lirici e festival italiani ed internazionali, salendo sul podio di importanti orchestre come l’Orchestra del Teatro Mariinsky di San Pietroburgo, il Coro e l’Orchestra del Teatro Regio di Torino, l’Orchestra Filarmonica di Monte Carlo, l’Orchestra Filarmonica della Fenice, l’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna, l’Orchestra del Teatro Carlo Felice di Genova, il Coro e l’Orchestra del Teatro Massimo di Palermo, il Coro e l’Orchestra del Teatro Petruzzelli di Bari, l’Orchestra Regionale della Toscana, l’Orchestra Haydn, la Filarmonica Arturo Toscanini. Nel 2015 ha diretto al Teatro alla Scala nell’ambito del Festival delle Orchestre Internazionali e nel 2016 è nominato Direttore Ospite dell’Orchestra I Pomeriggi Musicali di Milano, incarico rinnovato per un triennio nel 2020. Nel 2017 è stato scelto dalla Presidenza del Senato per dirigere il prestigioso concerto natalizio, trasmesso in diretta su RAI 1 dall’Aula del Senato. Nel 2018 ha debuttato al Teatro Mariinsky di San Pietroburgo e nel 2019 ha inaugurato al Teatro Filarmonico nella stagione sinfonica della Fondazione Arena di Verona. Nelle scorse settimane ha debuttato nell’edizione autunnale del Rossini Opera Festival.

 

Gennaro Cardaropoli

violino

Gennaro Cardaropoli è considerato uno dei migliori giovani talenti italiani di oggi.

Nato a Salerno nel 1997, a soli 9 anni si esibisce alla presenza di Sua Santità Papa Benedetto XVI nella sala Nervi del Vaticano in diretta Rai. Si diploma a 15 anni presso il Conservatorio “Domenico Cimarosa” di Avellino con il massimo dei volti e menzione d’onore. Successivamente si perfeziona con Vadim Brodsky, Salvatore Accardo, Boris Belkin, Zachar Bron e Shlomo Mintz. Ottiene la laurea presso il Conservatorio della Svizzera Italiana con Pavel Berman. Dal 2019 è sostenuto dall’Associazione “Musica con le Ali”. Insegna al Conservatorio Donizetti di Bergamo e suona il violino G.B. Guadagnini, Torino 1783 ex Kleynenberg per gentile concessione della Fondazione Pro Canale di Milano.

Il suo debutto discografico con la Warner Classics è del 2019, in coppia con il pianista Alberto Ferro. Il duo viene invitato regolarmente nelle principali stagioni cameristiche italiane. Si esibisce come solista con l’Orchestra Verdi di Milano diretta da Zhang Xian (concerto di Čaikovskij), con l’Orchestra della Radio della Svizzera italiana diretta da Arturo Tamayo (concerto di Ligeti) e al Festival di Brescia e Bergamo sotto la direzione del Maestro Alessandro Bonato. Viene regolarmente invitato dall’Orchestra I Pomeriggi Musicali di Milano – con la quale ha già eseguito i concerti di Vivaldi, Mendelssohn, Paganini e Brahms – e dall’Orchestra Sinfonica Verdi di Salerno. Altre sale importanti che lo vedono protagonista sono Grand Théâtre de Monte Carlo, Grand Salle di León, Auditorio Nacional de Música di Madrid, Barocco Hall di Stoccolma, Musikverein di Vienna, Queen’s University Hall di Belfast, Philharmonie di Parigi e di Toulouse, Kaunas Symphony Hall e Lithuanian National Symphony Hall di Vilnius, Ekaterinburg Opera House, Ambasciata italiana di Berlino e Ambasciata italiana e francese di Tunisi, oltre al Festival Huberman in Israele e al Festival Eurasia. Negli USA suona alla Carnegie Hall di New York, alla Philadelphia Concert Hall e al Washington Lincoln Center; con la Florida Philharmonic Orchestra si esibisce a Tampa, Orlando e Miami e con la Reno Symphony Orchestra in Nevada, diretto dal Maestro Alvise Casellati. Prende parte a tournée in Israele (Tel Aviv e Gerusalemme) e in Cina (Hainan, Shanghai e Pechino). A soli 17 anni si aggiudica il 1st Grand Prize all’Arthur Grumiaux International Violin Competition, risultando l’unico vincitore italiano nella storia del concorso. Altri importanti riconoscimenti sono 1° Premio alla Rassegna di Vittorio Veneto, 1° Premio Solista al Concorso violinistico della Filarmonica della Scala di Milano, 1° premio al Premio Nazionale delle Arti (promosso dal Ministero dell’Università e Ricerca Scientifica) come migliore violinista italiano, 1° posto nella diretta RAI 1 di “Uno Mattino in famiglia – Conservatori a Confronto”, 1° premio al prestigioso concorso Claudio Abbado, 1° Grand Prize al Stockholm Violin Competition e miglior solista salernitano conferitogli dall’Orchestra Sinfonica Claudio Abbado.

Davvero memorabile la performance del giovane violinista. Ben diretto ed un bravo alla perfetta performance dell’orchestra.

 

 

 

M. Il figlio del secolo

Un romanzo di cui inventato non c’e’ nulla. Questo primo volume va dal 1919 al gennaio 1925 e, con dovizia di fonti, parla dell’ascesa al potere di Benito Mussolini. Il cavalcare la violenza gli ha consentito di terrorizzare le opposizioni ed ha rischiato di ricadere nel completo oblio a causa delle reazioni seguite all’efferato omicidio di Matteotti.  Opera notevole per comprendere in profondita’ gli avvenimenti di questo cruciale scenario post bellico.