Archivio mensile: Novembre 2019

La vita bugiarda degli adulti

da Repubblica Robinson del 5 novembre Carlo Verdelli:

Di nuovo c’è l’immagine di uno spazio vuoto, scabro, difficile da decifrare, tra l’eta adulta e l’infanzia.Nella Vita bugiarda degli adulti siamo sì a Napoli, ma non nell’estrema periferia, bensì in un appartamento piccolo borghese dove la dodicenne Giovanna vive con i genitori, entrambi professori di liceo: una casa piena di libri, una casa “di sinistra” di inizio anni Novanta, dove fino a quel momento la protagonista è stata l’amata, coccolata figlia unica a cui viene chiesto soltanto di andar bene a scuola, perché è lo studio, e soltanto lo studio, ad aver permesso ai suoi genitori, a suo padre soprattutto, di emanciparsi dal sottoproletariato.

Basta quella frase, origliata attraverso una porta lasciata aperta per sbaglio, ad aprile la prima faglia nell’innocenza dell’infanzia. Perché, scopriamo dopo, Il padre di Giovanna ha detto che lei è destinata a diventare non solo molto brutta, ma brutta come zia Vittoria, sua sorella. E chi è Vittoria? È la zitella che fa i servizi in casa dei “signori”, quella che non si è emancipata e che con il fratello ha tagliato tutti i ponti, che vive ancora nella povera casa della Zona Industriale, amando un uomo non suo morto da anni. Giovanna, inevitabilmente, vorrà scoprire se è vero che il suo destino è la bruttezza – e quindi l’abiezione, l’amarezza e, ciò che è peggio di ogni altra cosa, la povertà – della zia Vittoria.

Da questo incontro, dalle bugie tra suo padre e sua zia, dalle verità parallele con cui entrambi hanno puntellato la propria vita, parte il viaggio sghembo di Giovanna verso l’età adulta. Così questa ragazza forse non bella ma dalla mente aguzza scopre che la Napoli borghese dei professori impegnati che vogliono scrivere sui giornali nasconde un’altra Napoli, sboccata e volgare, disperata e vitale di cui non le è mai stato detto nulla, come se solo sentirla nominare potesse contaminarla. Scopre che nonostante l’educazione sessuale il sesso non assomiglia a niente di ciò che poteva lontanamente immaginare. Scopre che gli adulti mentono, mentono tutti, soprattutto coloro che dicono di volerti bene. E che si tradiscono continuamente, senza aver il coraggio di lasciarsi del tutto e nemmeno quello di smettere di amarsi.

Scoprirà di essere, dall’inizio alla fine, “un garbuglio”. La incontriamo a dodici anni, Giovanna, e la lasciamo, alla fine del romanzo, a sedici. Durante la sua adolescenza la sua famiglia si sfascia, e lei apprende che si può sopravvivere alle menzogne dei grandi imparando a mentire, ferendoli con le parole, cercando altre strade, tentando di innamorarsi dell’unico che sembra più intelligente, più puro, più affascinante del proprio padre.

Mentre ci pare di star seduti, come Giovanna, sul sedile posteriore di una scalcagnata Cinquecento che sobbalza tra la polvere delle periferie e l’aria tersa di Posillipo, in una storia che sembra assolutamente privata, Ferrante riesce a raccontare non solo il presente ma anche l’infanzia della protagonista e la giovinezza dei suoi genitori, la fine degli anni Settanta, le illusioni, le pose, i miti di quegli anni con la stessa lucidità con cui, nell’Amica Geniale, ci aveva portato negli anni del boom e poi nei decenni successivi.

Vediamo la Storia recente come dallo specchietto retrovisore, e intanto, inevitabilmente, ci scopriamo a cercarla, come si insegue un fantasma, nelle movenze d’un personaggio, nei gusti d’un altro, nell’espressione dialettale, o coscienziosamente italiana, di un altro ancora. E finiamo col chiederci, ancora una volta: chi è Elena Ferrante? sapendo che non c’è risposta, se non nella risata adolescente, come d’una ninfa o d’un folletto, che sembra risuonare alla fine di questo strano e bugiardo romanzo.

 

Serata Polacca

Auditorium laVerdi Milano 17/11/2019

In occasione del Centenario della Riconquista dell’ Indipendenza Polacca.

Programma:

Arcangelo Corelli Sonata in Re minore op. 5 n. 12 “La Follia”

Ludwig van Beethoven Sonata per violino e pianoforte n. 5 in Fa maggiore op. 24 “La Primavera”

Ignacy Paderewski Sonata per violino e pianoforte in La minore op. 13

Henryk Wieniawski Pieśn Polska op.12 n.2 “Canto Polacco”

Henryk Wieniawski Obertas op. 19 n. 2 “Danza Popolare”

Henryk Wieniawski Scherzo-Tarantella op. 16

Interpreti:

Splendida serata in cui si sono esibiti con grande maestria due giovani musicisti polacchi.

Thannhauser dal Museo Guggenheim di New York

Mostra a Paklazzo Reale Milano

La retrospettiva, ospitata per la prima volta in Europa, raccoglie i capolavori della straordinaria collezione della famiglia Thannhauser, successivamente donata nel 1965 alla fondazione Guggenheim e da allora esposta in modo permanente nel museo di New York.

La mostra presenta circa cinquanta capolavori dei grandi maestri impressionisti, post-impressionisti e delle avanguardie dei primi del Novecento, tra cui Paul Cézanne, Pierre-Auguste Renoir, Edgar Degas, Paul Gauguin, Edouard Manet, Claude Monet, Vincent van Gogh e un nucleo importante di opere di Pablo Picasso.

Visita guidata a cura di Mario Monti che, per circa 1 h. e 1/2, ha magistralmente messo a confronto le opere con altre analoghe via suo Ipad.

 

Piere August Renoir Donna con pappagallino 1871

Paul Cezanne Natura morta: piatto di pesche.1879

Paul Cezanne Bibemus 1894

Paul Cezannes Natura morta; fiasco,bicchiere e brocca,1877

Paul Cezanne: Uomo a braccia conserte 1899

Pablo Picasso Natura morta: frutta e brocca 1939

Henri Rousseau I giocatori di football 1908

Henri Rouseau Artiglieri 1893

George Braque Chitarra,bicchiere e piatto di frutta in un buffet 1919

Pablo Picasso Due colombe con le ali spiegate 1960

Pablo Picasso Aragosta e gatto 1965

Pablo Picasso Le Moulen de la Galette 1900

Franza Marc Mucca gialla 1911

Geora Brac Teiera su fondo giallo 1955

Claude Monet Palazzo Ducale visto da San Giorgio Maggiore 1908

Paolo Picasso Fernande con una mantiglia nera 1905

Paolo Picasso Donna dai capelli gialli 1931

 

 

 

CI SARA’ UN ALTRO GIORNO

SALVATORE POLIZZI

 

            Vito ha speso la sua vita tranquillamente, avendo come riferimento il proprio io. Ad un certo punto della sua esistenza, però, il destino lo pone davanti alla sofferenza.  Egli, impreparato ad affrontare la sua nuova condizione, precipita nella disperazione. Ma un evento imprevisto, provocherà in lui una vera catarsi, che, dopo un lungo e faticoso travaglio interiore, gli farà vedere la sua vita sotto una luce affatto diversa. Finalmente troverà la pace che cercava, ma soprattutto la speranza che il suo lungo viaggio non sarà stato vano, perché la meta che l’attende non rappresenterà la fine, ma il principio.

Ristorante giapponese di classe

Zipang Eppendorferweg 171 Hamburg

L’impressione dall’esterno non e’ stata delle migliori. Invece entrando ho notato subito una cura dei pochi tavoli molto attenta, privilegiando uno stile minimalista.Molto disponibili e professionali le cameriere giapponesi, che hanno puntualmente descritto le singole vivande. Ottima la birra giapponese Kirin Ichban. Deliziosa la zuppa al tofu con alghe. Buona la tempura con pesce freschissimo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Una piacevolissima esperienza

 

Palazzo Borghese Via Ghibellina 110 Firenze

Siamo entrati in una grande sala con splendidi lampari, specchi incorniciati e pannelli su cui erano rappresentati strumenti musicali. Eravamo in un Gruppo di circa 30 persone e ci hanno fatti accomodare in tavoli da otto persone. Il menu’era rappresentato da prosciutto crudo, coccoli e stracchino. Crespella ai funghi e scamorza affumicata. Arista steccata al forno con patate rosulate ed infine semifreddo al caffe’. Servizio assicurato da due camerieri, che comunque non hanno servito il vino bianco e rosso in tavola. Nel complesso tutto buono e soprattutto splendida la location.

Data della visita: ottobre 2019