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Giramondo, ama entrare nella tradizione dei paesi che ha visitato o in cui è vissuto. Appassionato di letteratura , informatica, gastronomia, cinema, teatro, pesca e sci di fondo.

Gli Ultimi giorni dell’Europa Antonio SCURATI

L’autore ricostruisce con “febbrile precisione” gli eventi dal 1938 al 1940 cioe’ dall’entrata in guerra dell’Italia con la Germania.

Attraverso i diari di Ciano,  Bottai, Claretta Petacci, i comunicati vari e le esternazioni di Mussolini abbiamo un quadro preciso di questo tormentato periodo.

Si chiude quindi il ciclo del fascismo iniziato con Il figlio del secolo e l’uomo della provvidenza.

 

Antonio Scurati

Antonio Scurati è nato a Napoli nel 1969, è cresciuto tra Venezia e Ravello e vive a Milano. Docente all’Università IULM, editorialista del Corriere della Sera, ha vinto i principali premi letterari italiani ed è tradotto in tutto il mondo. Esordisce nel 2002 con Il rumore sordo della battaglia, poi pubblica nel 2005 Il sopravvissuto (Premio Campiello) e negli anni seguenti Una storia romantica (Premio SuperMondello), Il bambino che sognava la fine del mondo (2009), La seconda mezzanotte (2011), Il padre infedele (2013), Il tempo migliore della nostra vita (Premio Viareggio-Rèpaci e Premio Selezione Campiello). Del 2006 è il saggio La letteratura dell’inesperienza, seguito da altri studi, tra cui la monografia Guerra. Il grande racconto delle armi da Omero ai giorni nostri. Scurati è con-direttore scientifico del Master in Arti del Racconto. Del 2018 è M. Il figlio del secolo, primo romanzo dedicato al fascismo e a Benito Mussolini: in vetta alle classifiche per due anni consecutivi, vincitore del Premio Strega 2019, è in corso di traduzione in quaranta paesi e diventerà una serie televisiva. Del 2020 è M. L’uomo della provvidenza, e del 2022 M. Gli ultimi giorni dell’Europa. www.antonioscurati.com

Malaparte

Scritto da Maurizio Serra ‘Vita e Leggende.

Malaparte. Vite e leggende

Curzio Malaparte, nome d’arte di Curt Erich Suckert, è stato uno scrittore, giornalista, militare, poeta e saggista italiano, nonché diplomatico, agente segreto, sceneggiatore, inviato speciale e regista cinematografico, una delle figure centrali dell’espressionismo letterario in Italia e del neorealismo.

Mitomane, esibizionista, gelido dandy che flirta con fascismo, marxismo e anarchia, attratto di volta in volta dall’Italia di Mussolini, dall’Urss di Stalin, dalla Cina di Mao e dall’imperialismo americano. Seduttore inveterato, esibizionista, “camaleonte” pronto a servire (e a servirsi di) ogni potere. Tutto e il contrario di tutto, in apparenza, Curzio Suckert detto Malaparte (1898-1957) sfidò solitario le convenzioni della sua epoca. Questa poderosa biografia di Maurizio Serra – basata su un’ampia documentazione, su corrispondenze e testimonianze anche inedite – ci restituisce le sfaccettature di una vicenda umana e letteraria che non può ridursi ai luoghi comuni che ne hanno imprigionato la memoria. Emerge così la modernità di un Malaparte visionario interprete della decadenza europea, che non smette di stupire perché aveva, potente e inconfessato, il gusto dello scacco: «Malaparte o le disavventure di Narciso».

 

Cortina d’Ampezzo, la regina delle Dolomiti

Credo che Cortina sia da un punto di vista naturalistico, la piu’ bella location per attivita’ sciistica ma anche per vacaze estive in Italia.  Altitudine 1,224 m. E’ stata teatro delle olimpiadi invernali del 1956 e dei Campionati mondiali di sci alpino del 2021 e ospitera’, assieme a Milano, le Olimpiadi invernali del 2026.

E’ circondata a 360 gradi dalle Dolomiti Ampezzane  che conferiscono alla vallata una bellezza unica al mondo. Tra le montagne piu’ famose si ricordano le Tofane a ovest, il Pomagognon a  Nord, Il Cristallo a nord-est, il Faloria e il Sorapiss a est, il Becco di Mezzodi’, la Croda da Lago e il gruppo dei Nuvolau a sud.

La prima attestazione della localita’ risale al 1156 , e se ne evince che gia’ all’epoca Ampezzo era parte del Cadore, Nei secoli seguenti continuo’ ad essere sottoposta al Patriarcato di Aquileia, uno dei Feudi del Sacro Romano Impero. Cio’ fino al  1420, quando venne conquistata dalla Repubblica di Venezia.

Questo fino agli inizi del ‘500 quando l’Austria dichiaro’ guerra a Venezia e conquisto’ il territorio della valle d’Ampezzo che venne annesso all’ Austria. Cortina infatti fu austriaca fino al 1918 cioe’ fino alla fine della Grande Guerra.Quando nel 1914 scoppio la Prima Guerra Mondiale , Cortina e i suoi abitanti vennero chiamati a difendere il territorio con l’ esercito Austriaco, fu un periodo tragico per la conca ampezzana  in quanto Cortina si trovava in un punto strategico di confine con passi alpini e montagne sulle quali il combattimento e’ stato aspro e per molti abitanti mortale.

Nel 1923 il territorio venne separato dal resto del Trentino-Alto Adige e inglobata nella provincia di Belluno. Durante il Fascismo Ampezzo subi’ una pesante opera di italianizzazione, volta ad uniformare il territorio ladino, gia’ asburgico e tirolese alla cultura italiana.

Nel 2007 la popolazione locale ha espresso attraverso un referendum, finora inascoltato, la volonta’ di essere riammessa al territorio  della regione Trentino-Alto Adige.

Basilica dei Santi Filippo e Giacomo Apostoli

Escursioni:

Lago di Misurina

Il lago di Misurina è un lago alpino naturale, il più grande del Cadore e si trova a 1.754 m s.l.m. a Misurina, frazione di Auronzo di Cadore (Belluno). Il perimetro è di 2,6 km mentre la profondità è di 5 metri.

Molto bella la passeggiata intorno al lago.

San Candido

San Candido

Fa parte della Provincia autonoma di Bolzano,in Trentono Alto Adige., situato nell’alta Pusteria. E’ incluso nel parco naturale Tre Cime.

 

 

Donation:

 

 

 

 

 

Il Caso Mussolini

Questo libro non è una biografia di Mussolini, nè una ricostruzione della società italiana dal ventennio fascista fino alla Liberazione del 25 aprile 1945. È il tentativo di mettere in luce un caso che continua a pesare sulla coscienza degli italiani a più di settant’anni dalla caduta del fascismo: il caso di un uomo che fece di tutto per restare indecifrabile e divenne, in tal modo, un simbolo delle peggiori passioni collettive.

Attraverso un’ampia e rigorosa documentazione, Maurizio Serra esamina tutti gli aspetti della vicenda politica e umana di Mussolini: ne indaga le pulsioni profonde, le scelte (e non scelte), le affermazioni e i comportamenti che si sono riverberati sul destino dell’Italia. Ne emerge il ritratto di un uomo in cui la dissimulazione è una costante dall’inizio alla fine. Un uomo mosso da un perenne risentimento, da un permanente istinto di difesa e offesa, e la cui natura di commediante – la parola alata, la mascella (o mandibola) protesa e il petto in fuori –cela il disagio nei contatti riavvicinati e nei bagni di folla. Un uomo che vuole incarnare l’antica figura del condottiero e crede, ad un tempo, nell’Uomo nuovo che l’epoca della tecnica annuncia. Un adepto della modernità e dei suoi miti che si rivela tragicamente in ritardo di fronte alle sfide che l’epoca moderna comporta: l’avvento degli Stati Uniti quale superpotenza mondiale, la marginalizzazione dell’Europa, le prime crepe del colonialismo, la vera natura della tecnica, la scoperta dell’energia nucleare ecc. Un capo militare che in guerra parla di «otto milioni di baionette», pronti a conquistare il terreno palmo a palmo, e ignora così la lezione dei disastri del 1914-1918, come pure le nuove concezioni militari degli inglesi e della “guerra lampo” tedesca. Un uomo, infine, che nel momento del naufragio delle sue illusioni, incapace di riconoscere la propria responsabilità, attribuisce il disastro al popolo italiano che, sue parole, «nella sua profonda e manifesta ingratitudine, si è dimostrato plebe».
Di quest’uomo esiste una versione riduzionistica che vede in lui una sorta di «tumore benigno», rispetto a quello, «maligno», dei vari Hitler e Stalin. Diffusa, anche all’estero, è l’idea che il totalitarismo fascista sia stato un totalitarismo “all’italiana”, meno letale del suo equivalente nazista.
Nella vasta letteratura esistente sul duce e sul fascismo, il ritratto di Mussolini che emerge in queste pagine costituisce una radicale smentita di queste tesi. Razza, rito e guerra – la triade costitutiva della fenomenologia fascista – hanno, per Serra, da sempre guidato l’azione di Mussolini, un uomo, «indifferente, nutrito di un’impassibilità rara nel nostro carattere e nella nostra storia». Comprendere chi realmente fosse – lo scopo proprio di queste pagine – è perciò il compito indispensabile per chiudere definitivamente i conti con «il fascismo che non passa».

Afternoon Tea in the Dining Domes

Presso il RAC ( Royal Automotive Club) sede di Epsom, e’ stato servito un ottimo Afternoon Tea.

In particolare segnalo gli Scones  (v. secondo piatto nella prima foto) davvero squisiti.

Deliziose focaccine, panini al tè e torte sono il segno distintivo di un tè pomeridiano, servito a metà pomeriggio. Un high tea, tuttavia, include piatti molto più sostanziosi, come carne, pesce e piatti a base di uova, nonché pane e dessert, e viene offerto in prima serata.

Il nome ‘high tea’ non era un riferimento alla classe superiore, ma molto probabilmente si riferisce al fatto che è tradizionalmente gustato mentre si è riuniti attorno a un tavolo da bar o seduti a un tavolo da pranzo, piuttosto che su una poltrona bassa o un divano. Secondo Il blog di cucina di NPR, The Salt , l’high tea è nato tra la classe operaia. Agli operai delle fabbriche e ai droni degli uffici veniva spesso negata la pausa pranzo e, naturalmente, sarebbero morti di fame entro la fine della giornata. Si precipitavano fuori dal posto di lavoro per mangiare. Prendevano il tè, insieme a cibi veloci come torte salate britanniche, salumi, formaggi e abbondanti piatti caldi, motivo per cui si è guadagnato il soprannome di ‘tè di carne’. Oggi, l’high tea di solito si svolge ancora durante le ore dopo il lavoro tra le 17:00. e 19:00

Per quanto riguarda il tè pomeridiano, The Salt cita Bruce Richardson’ libro, Una storia sociale del tè quando dicono che la pratica è iniziata con la duchessa Anna Maria Russell di Bedford che si è trovata affamata tra pranzo e cena. Ha iniziato a far preparare dal suo staff quello che equivale a uno spuntino molto raffinato, intorno alle 15:00 o alle 16:00, che era abbastanza tardi durante la giornata da stimolare l’appetito e abbastanza presto da non rovinare la cena. Beveva tè e mangiava stuzzichini leggeri come panini con uova e crescione o salmone affumicato (senza crosta, ovviamente) e focaccine, torte da tè e biscotti. La duchessa ha invitato gli amici al tè pomeridiano e non appena si è sparsa la voce su questo nuovo hobby del Downton Abbey- aristocrazia esca , tutti volevano partecipare al divertimento sofisticato ed è diventata la cosa alla moda da fare nel pomeriggio. Contrariamente all’high tea, questa nuova attività di high brow veniva talvolta definita ‘low tea’ perché le signore e i signori della classe superiore sorseggiavano il loro tè dalle loro tazze di porcellana mentre sedevano su comode poltrone basse.

Persone Normali Sally Rooney

Marianne e Connell si parlano di tutto ma solo all’insaputa di tutti, si frugano i corpi e i sentimenti ma solo di nascosto, come pianeti dalle orbite imprevedibili si girano intorno, fra moti armonici e strazianti collisioni. Cosa impedisce a due ragazzi dei nostri giorni disinvolti di stare insieme in libertà e leggerezza? Gli squilibri di classe e potere? Le «stelle contrarie»? O solo l’orrore, e l’attrazione, della normalità? Nell’abbraccio in cui si stringono, però, «il suo corpo sposa quello di lei come quei materassi che pare facciano bene alla salute». E in quel quieto, benefico sostenersi sembra tacere ogni domanda.
Dopo l’esplosivo debutto di Parlarne tra amici, Sally Rooney ci offre un nuovo, emozionante manuale sentimentale per la nostra modernità.

«Il suo primo romanzo è stato universalmente e meritatamente acclamato. Era difficile credere che potesse mai scrivere qualcosa di meglio. Invece è successo».
«The Guardian»

TIZIANO e L’Immagine della Donna nel 500 Veneziano

Questa mostra parla della donna dipinta da Tiziano e dai suoi contemporanei: di bellezza, eleganza e sensualità, e del ruolo tutto particolare che la loro rappresentazione acquistò nella Venezia del Cinquecento.

 

Palazzo Reale apre il 2022 con una grande mostra dedicata all’immagine della donna nel Cinquecento nella pittura del grande maestro Tiziano e dei suoi celebri contemporanei quali Giorgione, Lotto, Palma il Vecchio, Veronese e Tintoretto, dal 23 febbraio al 5 giugno.

Circa un centinaio le opere esposte di cui 47 dipinti, 16 di Tiziano, molti dei quali in prestito dal Kunsthistorisches Museum di Vienna, cui si aggiungono sculture, oggetti di arte applicata come gioielli, una creazione omaggio di Roberto Capucci a Isabella d’Este (1994), libri e grafica.

L’esposizione – afferma la curatrice – aspira a riflettere sul ruolo dominante della donna nella pittura veneziana del XVI secolo, che non ha eguali nella storia della Repubblica o di altre aree della cultura europea del periodo.

La struttura portante dell’esposizione affronta in otto sezioni un argomento eternamente valido ma anche completamente nuovo, presentando l’immagine femminile attraverso tutto l’ampio spettro delle tematiche possibili e nel contempo mettendo a confronto gli approcci artistici individuali tra Tiziano e gli altri pittori del tempo.

Partendo dal tema del ritratto realistico di donne appartenenti a diverse classi sociali, passando a quello fortemente idealizzato delle così dette “belle veneziane” si incontrano via via celebri eroine e sante, fino ad arrivare alle divinità del mito e alle allegorie. Inclusi nella mostra anche i ritratti e gli scritti di famosi poeti che cantarono l’amore ed equipararono la ricerca del bello all’esaltazione della donna e della bellezza femminile, come anche ritratti delle donne scrittrici, nobildonne, cittadine e anche cortigiane.

Grazia, dolcezza, potere di seduzione, eleganza innata sono le componenti fondamentali delle immagini femminili della Scuola Veneta, che vede in Tiziano il protagonista indiscusso, grazie a lui lo scenario artistico dell’epoca muta completamente. Per Tiziano la bellezza artistica corrisponde a quella femminile: meno interessato al canone della bellezza esteriore rispetto alla personalità di una donna e alla femminilità in quanto tale, riesce a non sminuirne mai la dignità, indipendentemente dal contesto, dalla narrazione o dalla rappresentazione.

Le “belle veneziane” sono donne reali o presunte tali, ritratte a mezza figura e fortemente idealizzate. Grazie allo studio approfondito di testi fondamentali come ultimamente L’arte de’ cenni di Giovanni Bonifacio (1616), una sorta di enciclopedia dei gesti, queste donne non vengono più considerate come cortigiane ma come spose.

Con vesti spesso scollate, dove il mostrare il seno non è simbolo di spregiudicatezza sessuale, ma, al contrario, sta a significare l’apertura del cuore, un atteggiamento di sincerità e verità, atto consensuale della donna verso lo sposo per suggellare le nozze. Queste opere sostituiscono i ritratti reali di donne delle classi patrizie o borghesi, avversati dal sistema oligarchico di governo che rifiutava il culto della personalità individuale. Quando Tiziano ritrae donne reali si tratta di figure non veneziane, come Isabella d’Este, marchesa di Mantova, o sua figlia Eleonora Gonzaga, duchessa di Urbino. Le cortigiane erano spesso anche colte ed alcune di loro diventarono famose per i loro scritti, come per esempio Veronica Franco, che in una lettera ringrazia persino Tintoretto per averla ritratta. Tuttavia sino ad oggi esistono pochissimi ritratti identificabili con sicurezza con cortigiane individuali in dipinti a olio.

Ci sono poi le eroine come Lucrezia, Giuditta o Susanna che rappresentano l’onore, la castità, il coraggio e il sacrificio o Maria Maddalena nella sua fase spirituale di penitenza. E infine le figure mitologiche come Venere che nasce dal mare come Venezia e personifica la città. In tutte le donne dipinte Tiziano celebra le loro molteplici e diversificate qualità. Agli occhi di chi le guarda appaiono tutte come fortissime personalità, come divinità.

 

 

 

 

 

Caro Pier Paolo Dacia Maraini

L’autrice, descrivendo i sogni che racconta a Pasolini, rievoca i tanti viaggi nel mondo a cui partecipavano spesso il suo compagno Alberto Moravia e Ninetto Davoli. Talvolta era presente anche Maria Callas.

Il libro e’ molto delicato e traspare il sentimento di grande ammirazione della Maraini per lo scrittore. Se quest’ultimo l’avesse voluto, certamente la relazione sarebbe stata piu’completa.

Emerge la vastita’ dell’opera pasoliniana, incurante delle reazioni che spesso hanno suscitato le sue esternazioni.

Antica Trattoria San Galdinio

 

Dopo alcuni anni, in gennaio. abbiamo nuovamente pranzato in questa tipica locanda forri porta. Nonostante il completo rinnovo del locale, la qualita’ e’ rimasta inalterata.

Ottima la casseula, con superbi contorni di polenta e verze. Orrimo anche il servizio ed il rapporto qualita’/conto.

Le Indagini dell’avvocato Guerrieri di Gianrico Carofiglio

 

 

Lettura molto piacevole e perfetta caratterizzazione del personaggio con tutti i suoi problemi e l’ironia che esprime, senza urtare la suscettibilita’ altrui.

Ne consiglio vivamente la lettura.

Ripiorto qui di seguito le note dell’editore:

“Nel primo titolo, “Testimone inconsapevole”, Guido Guerrieri, avvocato quarantenne, ricco di qualità ma nevrotico e da poco piantato dalla moglie, assume la difesa di un giovane senegalese accusato di violenza carnale e dell’omicidio di un bambino. Un processo difficile e ricco di colpi di scena. Nel secondo romanzo, “Ad occhi chiusi”, una donna trova il coraggio di denunziare il suo ex convivente per maltrattamenti. L’uomo, forte delle sue potenti parentele, la minaccia ma Guerrieri le trova un rifugio sicuro in attesa del processo. Nell’ultima opera, “Ragionevoli dubbi”, un traffico di droga, un arresto, un passato di lotte politiche.”