Autore archivio: piero0810

Informazioni su piero0810

Giramondo, ama entrare nella tradizione dei paesi che ha visitato o in cui è vissuto. Appassionato di letteratura , informatica, gastronomia, cinema, teatro, pesca e sci di fondo.

Bugiardi Senza Gloria – Marco Travaglio

Le Grillate Rosse. Andreotti assolto. Berlusconi perseguitato. Craxi esule e martire. Mani Pulite complotto dei comunisti, anzi della Cia. La “presunta trattativa” Stato-mafia. L’attentato a Belpietro. Le 56 case di Di Pietro. I soldi di Grillo in Costarica. Il tesoro di Casaleggio. La nipote di Mubarak. I tecnici competenti di Monti. Il golpe dei giudici contro Berlusconi. Il golpe di De Magistris e Genchi contro tutti. Il golpe dei pm contro Napolitano. Il golpe di Calciopoli contro la Juve. Il golpe di Consip contro Renzi. La casa di Scajola a sua insaputa. La culona Merkel all’insaputa di Berlusconi. I plagi della Madia a sua insaputa. I falsi di Sala a sua insaputa. Il caso Etruria all’insaputa della Boschi. Gli insider Renzi-De Benedetti a loro insaputa. Gli hacker e le fake news di Putin. Di Maio bugiardo e delinquente. La Raggi bugiarda e delinquente. Berlusconi e Dell’Utri assolti dai fratelli Graviano. Lo scandalo Spelacchio… Marco Travaglio racconta 10 anni di storia d’Italia attraverso le balle dei giornali dei padroni.

Si tratta del I volume a cui seguiranno altri anni di storia della nostra nazione. Si tratta di un testo di oltre 1500 pagine espesso ci illumina su come. anche grandi giornalisti, ci abbiano completamente portati fuori strada, manipolando evnti relativi alla nostra storia.

Europa, volti una tradizione

Classici russi
Stravinskij, Danses Concertantes
Prokof’ev, Sinfonia n. 1 in re maggiore op. 25 “Classica “
Stravinskij, Pulcinella, suite da concerto

Direttore: Carlo Rizzi
Orchestra I Pomeriggi Musicali

Classici russi 

Il titolo di queste note andrà letto in due sensi. Da un lato Stravinskij e Prokof’ev sono senz’altro classici: con Šostakovic probabilmente i talenti più straordinari nati in Russia e tra i massimi geni del Novecento. Dall’altro si allude a una peculiarità del programma di questo concerto. Con la musica proposta, in termini programmatici nei lavori più noti, sia Stravinskij che Prokof’ev sposano una tendenza fondativa del Novecento musicale che vede la luce all’indomani della Grande guerra: l’estetica neoclassica, ispirata al rifiuto delle istanze romantiche, impressioniste ed espressioniste, che vedrà allineati con sfumature diverse Ravel, i Six, Falla, Respighi; estetica che esalta il significato del dato formale rifacendosi alla civiltà musicali precedenti il romanticismo, di cui mutua forme, generi e sonorità calandoli in un contesto armonico, ritmico e timbrico modernissimo, ottenendo un cortocircuito espressivo provocatorio e squisitamente novecentesco. Incontriamo uno Stravinskij perfettamente a suo agio in questa veste stilistica di cui era stato, proprio a partire dal Pulcinella, tra gli iniziatori e principali alfieri in un lavoro poco frequentato, conferma del magistero compositivo dell’Autore e dell’efficacia comunicativa di quella formula estetica. Le Danses concertantes vennero ultimate il 13 gennaio 1942 in California, dove Stravinskij aveva riparato durante il conflitto mondiale, commissione di Werner Janssen, direttore di un ensemble d’avanguardia che le presentò, sotto la direzione dell’Autore, l’8 febbraio 1942 a Los Angeles. Sono concepite come la musica per un balletto immaginario (nel 1944 Balanchine vi realizzò effettivamente una coreografia, proposta a New York), incorniciata da una marcia vigorosa che introduce e, abbreviata, chiude la sequenza centrale: un Pas d’action, un Thème dal lirismo stralunato corredato da quattro variazioni, e un Pas de deux. Caratterizzano la partitura molta arguzia (in fondo non si può considerare Stravinskij, con Haydn, il più grande umorista della nostra civiltà musicale?) e un puntuto vigore ritmico che non smentisce l’Autore di Petruška.

Nel 1918 il giovane Sergej Prokof’ev lascia la Russia in fiamme portando con sé a New York la partitura della Sinfonia “classica” in Re maggiore, scritta nei due anni precedenti e presentata a S. Pietroburgo, allora Pietrogrado, il 21 aprile 1918. Sorprendentemente la composizione, saldamente e assai precocemente ispirata all’orientamento estetico ora accennato, nulla tradisce dei drammatici eventi rivoluzionari. Si configura piuttosto come una sinfonia di Haydn al quadrato: si badi, non una parodia, cioè un falso, bensì la restituzione del sereno orizzonte espressivo haydniano rivissuto dal venticinquenne russo con un candore che produce il miracolo d’una perfetta immedesimazione negli ideali estetici del classicismo viennese. Idee tradotte nella nettezza adamantina di oggetti musicali dal carattere pregnanti. Ed ecco allora che la musica crepita sotto la pelle nel frizzante Allegro d’apertura, naturalmente in forma sonata, non si scompone nel passo elegante e misurato d’un Larghetto in cui convivono misura olimpica e umorismo discreto, imbocca la strada d’una danza dal profilo inconfondibile nella sapida Gavotta (prima delle quattro pagine a veder la luce nel 1916), preferita al regolamentare minuetto e reimpiegata vent’anni dopo nel balletto Romeo e Giulietta, si congeda infine dagli ascoltatori con la frenesia inarrestabile del bel Finale¸ Molto vivace

Il manifesto dell’estetica neoclassica va però individuato nel balletto Pulcinella, il cui debutto, il 15 maggio 1920 all’Opéra di Parigi – scenografo Picasso, primo ballerino e coreografo Massine – inaugurò la stagione centrale di Stravinskij. «Pulcinella fu la mia scoperta del passato, l’epifania tramite la quale divenne possibile tutto il mio lavoro successivo. Fu uno sguardo all’indietro, naturalmente, il primo dei miei amori in quella direzione; ma fu anche uno sguardo allo specchio». Composto in Svizzera, a Morges, rispondeva alla commissione del patron dei Ballets russes Djagilev d’un accompagnamento pseudosettecentesco a un soggetto, dalla commedia dell’arte, in cui la maschera Pulcinella è al centro d’una vicenda di gelosia e travestimenti. Iniziata a fine 1919, compiuta il 20 aprile 1920, la partitura si avvale di 21 composizioni “pergolesiane”, oggi ricondotte a un più ampio gruppo di autori, tanto che nella suite orchestrale predisposta nel 1924 e rivista nel 1949 si riducono ad appena tre (II, VII e VIII) le pagine pergolesiane, con la fetta più consistente spettante al veneziano Domenico Gallo. La versione da concerto ripropone della suite barocca la festosa pagina introduttiva, la regolata alternanza tra tempi rapidi e distensione lirica, movimenti di danza e più generiche pagine di carattere motorio, in studiato chiaroscuro che fa sfilare una serie di maschere bizzarre, malinconiche, chiassose o argute. Note trasfigurate, quelle stravinskijane: resistono profili melodici e bassi dei modelli settecenteschi, ma le esili pagine cameristiche sono investite d’una carica parodistica che le snatura e ricrea dall’interno, sottoponendole a una geniale lente deformante. L’ironico duetto trombone-contrabbasso (VII) suona come una cacofonica, sonora smentita delle delizie bucoliche del numero prima (il decorativismo rococò della Gavotta agìta dai legni, quasi uccellini variopinti di ceramica di Capodimonte), trasformando una sonata di Pergolesi in un numero da cabaret alla Kurt Weill. In primo piano è il parametro ritmico, acuminato, spigoloso, “cubista”, vero dominus, con l’inesausta fantasia timbrica, d’un gioco intellettuale sofisticato, in cui il compositore moderno cerca nell’omologo di due secoli prima l’interlocutore d’un dialogo vitale. Infatti, «Solo coloro che sono veramente vivi sanno scoprire la vita presso coloro che sono “morti”».


Carlo Rizzi

direttore

Carlo Rizzi ha una reputazione consolidata come uno dei direttori d’orchestra di riferimento a livello mondiale, a proprio agio sia in teatro che in sala da concerto. Il suo ampio repertorio spazia dai capisaldi operistici e sinfonici alle rarità di Bellini, Cimarosa e Donizetti, Giordano e Pizzetti. Da settembre 2019 Rizzi è Direttore musicale di Opera Rara.

Dal 2015 Rizzi è Direttore laureato della Welsh National Opera, dopo due periodi come Direttore musicale. Oltre a mantenere uno stretto rapporto con il Teatro alla Scala, la Royal Opera House di Londra e la Metropolitan Opera di New York, nel corso della carriera ha diretto nei teatri più blasonati, dall’Opéra National de Paris al Teatro Real de Madrid, dal Rossini Opera Festival alla Lyric Opera di Chicago e Deutsche Oper Berlin.

La vasta discografia di Carlo Rizzi include Faust, Katya Kabanova e Rigoletto e Un ballo in maschera con WNO; un DVD e CD Deutsche Grammophon de La traviata con Anna Netrebko, Rolando Villazón e i Wiener Philharmoniker; dischi di recital con rinomati cantanti d’opera tra i quali Joseph Calleja, Juan Diego Flórez, Edita Gruberova, Olga Borodina e Thomas Hampson, e di recente Joyce El-Khoury e Michael Spyres per Opera Rara.

Grande  esecuzione e la maestria degli esecutori ha fatto dimenticare la trasmissione in streaming.

Vivaldi «La natura e il suo valore»: I Pomeriggi Musicali celebrano la fine del lockdown

Antonio Vivaldi Le quattro stagioni da Il cimento dell’armonia e dell’invenzione
Concerto n. 1 in mi maggiore op. 8 RV 269 “La primavera”
Concerto n. 2 in sol minore op. 8 RV 315 “L’estate”
Concerto n. 3 in fa maggiore op. 8 RV 293 “L’autunno”
Concerto n. 4 in fa minore op. 8 RV 297 “L’inverno”
Orchestra d’archi I Pomeriggi Musicali
Direttore e violino solista

Non hanno perso letteralmente un minuto, I pomeriggi musicali. A mezzanotte e uno della notte tra domenica 14 e lunedì 15 giugno le porte del Teatro dal Verme aprono al pubblico per il primo concerto dopo il lockdown. Un gesto simbolico per ricordare l’importanza dell’istituzione milanese nella storia musicale della città: «Anche dopo la seconda guerra mondiale fummo i primi a riportare la musica a Milano» ricorda Giovanni Benvenuto, presidente della Fondazione.

Per questa occasione speciale c’è il fior fiore dell’élite lombarda in sala: tra gli altri c’è l’Attilio Fontana, presidente della regione; ci sono l’Anna Scavuzzo e il Filippo Del Corno, vicesindaco e assessore alla cultura di Milano, c’è il Mons. Gianantonio Borgonovo, arciprete del Duomo. Soprattutto ci sono i medici, gli infermieri e gli operatori sanitari che sono stati in prima linea nel contenimento del virus, e a loro viene dedicato questo primo concerto.

Al di là delle parole di rito dei politici sull’importanza della cultura e della musica per Milano, la Lombardia e l’umanità nel suo complesso, tanto più in questo momento difficile per tutti – se alle parole seguiranno i fatti è ancora tutto da vedere – è toccante soprattutto la testimonianza di Emanuele Catena e Roberto Rech, medici dell’Ospedale Sacco, tra i primi ad intervenire a Codogno, dove impotenti hanno assistito alle prime ondate del virus, e in seguito nel loro ospedale alla disperata ricerca di posti di terapia intensiva. La retorica «guerresca» con cui è stata descritta la battaglia al Covid-19 ha campeggiato su tutti i giornali e tutti gli spot pubblicitari in questi tempi, tanto da renderci forse un po’ insensibili; ma pronunciata da chi è stato effettivamente in prima linea lascia tutt’altro che indifferenti.

Si riparte da Vivaldi e dalle sue Quattro stagioni ovvero le pagine più note tratte da Il cimento dell’Armonia e dell’inventione, raccolta di concerti per violino e orchestra d’archi. L’intento è celebrare «La natura e il suo valore», come recita il titolo scelto per la serata, e non ci potrebbe essere modo migliore di ripartire delle gioiose note della Primavera. Sono visibilmente emozionati i musici, quasi come fossero ad una sorta di secondo debutto. È emozionato anche Stefano Montanari che li dirige con il suo violino e che con il suo abbigliamento da metallaro ricorda quasi un Rob Halford, proprio come Nigel Kennedy – un altro grande anticonformista interprete di Vivaldi: sarà un caso? – ricorda un Johnny Rotten.

Non si può negare, la comprensibile emozione fa apparire un po’ di ruggine: perché ricominciare a suonare dopo tre mesi di forzato silenzio non è facile neanche per dei musicisti rodatissimi, neppure se il repertorio è arcinoto. Il tutto è più della somma delle sue parti, e di tempo per le prove d’ensemble non ce ne deve essere stato molto. Insomma, affiora qua e là qualche imprecisione, qualche intonazione un po’ calante, qualche piccola sbavatura che tuttavia non riesce a scalfire di una virgola il momento magico che tutti i presenti – musicisti, addetti ai lavori, pubblico – stanno aspettando, il momento del ritorno alla musica dal vivo.

Sicché la voglia di suonare predomina, e la catarsi si realizza comunque: Montanari nei momenti di grazia sa emettere dei trilli che sembrano proprio quegli uccellini che Vivaldi aveva inserito in partitura, un gran gusto per gli abbellimenti e un’incessante ricerca dell’effetto migliore ricorrendo a tempi rubati o colori particolari sperimentando con le dinamiche oppure suonando col legno.

Non difetta né di estro né di originalità il violinista e direttore d’orchestra, cosa che magari può scontentare i più filologi e i conservatori della tradizione. Tutti gli altri possono chiudere un occhio (anzi un orecchio) e godere dell’energia che l’ensemble riesce a infondere in queste Stagioni vivaldiane.

Perché forse in questo momento la musica suonata passa non tanto in secondo piano (giammai!), ma un passettino a lato, magari sì: ripartenza è la parola importante, e la musica affluirà spontaneamente. Conta ricominciare. Anche se nelle condizioni attuali il cammino verso il ritorno alla normalità parrebbe ancora lungo. Si riparte quando le stagioni dei teatri in tempi normali sarebbero già terminate, ma non sono tempi normali: tre mesi di spettacoli programmati – spesso con anni di anticipo – cancellati, pubblico in sala decimato, o quasi (un seggiolino occupato ogni due liberi, una fila sì e una no) e una piccola stagione estiva da inventarsi da zero in fretta e furia. Scelte obbligate per tutti, dagli enti più prestigiosi ai teatri più scalcagnati. Coraggiosa la volontà de I pomeriggi musicali di abbinarvi una politica di prezzi ultra-popolari [7] (biglietti a cinque euro) che potrebbe diventare un ottimo volano di promozione, anche se ci chiediamo a quali costi per le casse della fondazione. Ci si perdonerà il francesismo cambronniano, ma mai come in questo caso ci sembra doveroso un buon’augurio: «merda, merda, merda!»

 

Stefano Montanari

Merry Christmas

Many thanks to all of you to visit my blog.

Today the users are 17380.

Best wishes for this Xmas and I hope tje next year will be better than this one.

Piero

GRIDALO

Un libro importante che rappresenta una mappa morale da seguire per chi vuol resistere a voce alta. L’autore, rivolgendosi ad uno studente (che poi e’ lui medesimo) narra, approfondendo numerose storie, le vicissutudini di chi non si e’ piegato a sopraffazioni tese a violare elementari diritti. Copiosa bibliografia a testimoniare la veridicita’ di quanto raccontato.

“Chi prova a cambiare non fallisce, ci riesce, ma ha la vita distrutta.”

Pomeriggi Musicali

A causa del Covid, l’esecuzione e’ avvenuta in streaming.

Direttore e sassofono Federico Mondelci.

Nino ROTA Omaggio a Fellini, suite per sassofonno e orchestra.

Honegger Pastorale d’ete.

Ibert Concertino da camera per sassofono e orchestra

Milhaud Scharamouche per sassofono e orchestra.

Ho molto apprezzato l’omaggio a Fellini, che mi ha riportato con il pensiero a tanti suoi films.

Lunch sfizioso

Eataly Milano Smeraldo

Pianouno pane croccante e buon prosecco di Valdobbiadene. Croquette bollente. Buone le penne Afeltra alla Norma, forse troppo al dente. Buon servizio. Ottomo rapporto qualita’ prezzo.

Pomeriggi Musicali

 

Direttore Stefano Montanari

Georg Friedrich Händel (1685-1759)

Musica per i regali fuochi d’artificio, HVW 351

I: Ouverture: Adagio-Allegro-Lentement-Allegro

II: Bourrée

III: La paix: Largo alla siciliana

IV: La Réjouissance

V: Minuetto I e II

Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791),

Sinfonia n.35 in re maggiore, K 385 “Haffner”

I: Allegro con spirito

II: Andante

III: Menuetto

IV: Presto

L’abito della festa

 

Molto accomuna i lavori in programma, il più antico del cartellone della 76° stagione dei Pomeriggi Musicali e la prima delle sette sinfonie mozartiane che si avrà modo di ascoltare. Entrambe le composizioni nacquero per occasioni festive, per celebrare eventi fausti di natura diversa ma radicati nella società ancien régime di quel Settecento che si potrebbe a buon diritto definire il secolo di Handel e Mozart. Entrambe ci raccontano del costume che vedeva nella musica un ingrediente primario e imprescindibile di ogni celebrazione di interesse pubblico, cui contribuiva con la capacità di rendere solenne e trasmettere euforia. Lo denuncia, in entrambe le partiture, l’adozione del Re maggiore, tonalità festiva per antonomasia poiché perfettamente adatta al clangore degli ottoni, trombe e corni, nel Settecento ancora “naturali” ovvero senza pistoni, e alla luminosità dei violini. Entrambe le partiture furono lavori d’occasione, con cui i rispettivi compositori risposero a una sollecitazione esterna e non a un’intima ispirazione: circostanza che tuttavia non ha affatto nuociuto alla qualità del risultato. Al di là di tutte queste affinità, il rapido scorrere della Storia, della musica in questo caso, non manca di farsi sentire: benché composti a poco più di trent’anni di distanza, le due partiture sembrano provenire da continenti remoti: nonostante qualche labile punto di contatto come l’adozione della forma del minuetto, parlano lingue diverse, come se la Londra dell’estrema maturità di Handel e la Vienna in cui era da poco approdato il giovane Mozart distassero ben più dei 1400 km. che le separano. Vi si contrappongono infatti, l’un contro l’altro armato, da un lato il mondo della suite di ascendenza ancora secentesca, dall’altro il moderno sinfonismo posto da Haydn a fondamento dello stile classico.

The Musick for the Royal Fireworks nacque nella grande stagione degli oratori handeliani, quando il compositore, tedesco di nascita ma naturalizzato cittadino britannico, fu raggiunto dalla commissione della Corte reale inglese per i festeggiamenti della Pace di Aquisgrana che il 7 ottobre 1748 aveva posto fine alla Guerra di successione austriaca. La prima esecuzione, il 27 aprile 1749 al londinese Green Park, avrebbe combinato sinesteticamente un grandioso spettacolo di fuochi d’artificio con lo spiegamento d’una compagine musicale straordinaria, ridimensionata al formato standard dal compositore stesso per una ripresa presso il Foundling Hospital, istituzione per l’infanzia abbandonata di cui Handel era da quell’anno governatore. Per la sua ultima grande composizione orchestrale, Handel propose una suite di stile francese (ouverture, tre danze e un pezzo caratteristico, La Réjouissance) dal chiaro intento celebrativo. Esaltano in particolare gli effetti benefici della pace La Paix e La Réjouissance. Grandiosità dell’impatto fonico e felicità dell’invenzione tematica si alleano in una costruzione che alterna per contrasto il vigore marziale di ouverture, Réjouissance e di uno dei menuet alla delicata essenzialità di Bourrée, Paix e dell’altro menuet. Si apprezzino la monumentale Ouverture, debitrice della Hornpipe della Water Music di 24 anni prima, il quadro di serenità pastorale (ritmo alla Siciliana, rilievo dei fiati) della Paix, la trasfigurazione d’una fanfara vittoriosa della Réjouissance, che rielabora idee tematiche dell’italiano Giovanni Porta. In questa festa musicale sono protagonisti il piacere del suono, la pennellata larga del gesto melodico per una compagine numerosa, l’erompere di un’energia ritmica senza briglie, il cicaleccio fragoroso dei fiati, le figure marziali di fanfara, l’invenzione inesausta di puntuti profili ritmici, l’amabilità cordialità dei temi, il tono dominante di spensierata allegria.

Ben altra commissione, privata ma non meno cogente, giunse a Mozart nel luglio 1782 tramite il padre Leopold, che dalla natìa Saliburgo richiedeva una musica festiva per l’innalzamento al rango nobiliare del borgomastro di Salisburgo Siegmund Haffner, di cui Wolfgang aveva celebrato sei anni prima le nozze della figlia con la splendida Serenata K. 250, nota anch’essa come “Haffner”. La richiesta lo coglieva alle prese con l’allestimento del Ratto dal Serraglio, biglietto da visita a Vienna, e le nozze con Constanze. Accettò di malavoglia e lavorò nei ritagli di tempo: «la notte», «il più presto possibile», cercando «nella misura in cui la fretta me lo consente, di scriver bene», assicurò al padre. Compose così un’altra serenata in sei movimenti, che rivide e ridusse, per il concerto viennese del 23 marzo 1783 cui interverrà assai compiaciuto l’imperatore Giuseppe II, nei quattro tempi della sinfonia classica. E scrisse «bene», se, quando Leopold gli restituì la partitura, ne restò lui stesso piacevolmente sorpreso (la fretta in cui aveva composto ne aveva rimosso ogni ricordo!). La prima delle cinque sinfonie scritte a Vienna (inclusa la “Praga”), ci introduce alla vitalità frenetica di una musica cittadina e teatrale, in cui l’orchestra è protagonista di una commedia che dal teatro mutua gli elementi fondamentali: carattere spiccato dei personaggi e crepitante mobilità dell’azione. Incardinata in Re maggiore, tonalità dell’ouverture delle Nozze di Figaro, la «folle journée» di questa sinfonia fa sfilare un burrascoso I tempo sorprendentemente monotematico che dissimula sotto l’energia straripante un dotto studio di contrappunto; il ludus delizioso dell’Andante, non meno dotato di spirito, nel senso settecentesco di arguzia, di quanto l’Allegro lo fosse in termini di brio; la solennità cerimoniale ma mai greve del Minuetto, scelto da Mozart tra i due composti per l’originaria serenata; la cordialità di entrambi i temi del Finale (il primo ispirato a un’aria di Osmin dal Ratto del Serraglio), frizzanti e giocosi come s’addice al rondò che corona una sinfonia classica, da eseguirsi, prescrive l’Autore, «il più velocemente possibile».

Raffaele Mellace

Stefano Montanari

direttore d’orchestra

Diplomato in violino e pianoforte affianca all’attività di direttore d’orchestra, quella di solista al violino e al fortepiano. È direttore musicale dell’ensemble barocco “I Bollenti Spiriti” di Lione e ospite regolare di istituzioni quali: La Fenice di Venezia, Opera di Roma, Donizetti di Bergamo, Opéra de Lyon, Arena di Verona, Maggio Musicale Fiorentino, Royal Opera House di Londra, Bolshoj e Tchaikovsky Concert Hall a Mosca, Opera di Stoccarda, Ravenna Festival e molti altri.

Tra gli impegni recenti si citano Agrippina e La clemenza di Tito ad Anversa, Le Nozze di Figaro con la regia di Graham Vick a Roma; Die Lustige Witwe con la regia di Damiano Michieletto e Il Barbiere di Siviglia a Venezia, Iphigenie en Tauride a Stoccarda, Così fan tutte a Londra, Rinaldo con Il Pomo d’Oro in una tournée europea, i Concerti brandeburghesi a Lione.

Direttore del progetto «Jugendspodium – Incontri musicali Dresda-Venezia», insegna alla Civica Scuola di Musica Claudio Abbado e ha pubblicato il “Metodo di violino barocco”. Stefano Montanari è stato nominato ai Grammy Awards per O Solitude con Andreas Scholl (Decca).

Tra gli impegni dei prossimi mesi si ricordano: Die Fledermaus a Stoccarda; Anna Bolena a Ginevra; Le Nozze di Figaro a Lyon; Requiem di Mozart a Valencia; Le Nozze in Villa di Donizetti a Bergamo; Orphée et Euridyce di Berlioz a Zurigo; La Cenerentola e Il Barbiere di Siviglia a Vienna; Die Entführung aus dem Serail e Agrippina a Monaco di Baviera.

Perfetta esecuzione apprezzata dall’esiguo pubblico, ben distanziato, in sala. Ora le permorfances durano solo un ora ed e’ stato soppresso l’intervallo.

Quadri Katha

Questi quadri sono stati realizzati in acrilico da mia nipote. Ecco le misure: Marylin Monroe 80*100, Einstein 80*100 cm, Ananas 40*30, Statua liberta’ 90*90,  Donna 115*75, John Lennon 80*100. Chi fosse interessato, potra’ contattarmi per maggiori dettagli. Le opere si trovano in Germania.