Diari Viaggio

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Vedi Napoli e poi muori…….Maggio 2019 Parte Prima

Erano molti anni che mancavo da Napoli.

Il viaggio: Italo. passaggio gratuito dalla II alla I classe. Molto gentili gli addetti, che sono – nella tratta da Milano – passati con il carrello caffe’ e bibite tre volte. Comodi i sedili e abbastanza lento il collegamento WiFi. Durata quasi 5 h.

Impressioni: mi ha nuovamente colpito la spontanea gentilezza da parte di ogni passante a cui chiedevi un’informazione.

Taxi facile trovarne e a tariffe, per percorrenze medie, intorno ai 10€.

Osservato con meraviglia la cura con cui sono stati ristrutturati i principali palazzi di via dei Mille e dintorni.

Molto bene la pedonalizzazione da via Toledo a via Calabritto.

Prima solo i posteggiatori ti davano del “dottore”. Ora la cosa si e’ estesa a tutti coloro con cui entri in contatto.

Pernottamenti: presso B&B il Ventre di Napoli in via Broggia ( circa 90 € al giorno, inclusa tassa soggiorno). Stanza molto pulita e letto comodo. Unico inconveniente il rumore del traffico, nonostante ci sia una doppia finestra. Ubicazione a ridosso del Museo e quindi vicino al metro’ e a molti punti d’interesse. Colazione presso un bar esterno.

Principali visite:

Il Cristo Velato, Cappella di San Severo via Francesco de Sanctis 19/21.

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E’ una scultura marmorea di Giuseppe Sanmartino, conservata nella cappella Sansevero di Napoli.

L’opera, realizzata nel 1753, è considerata uno dei maggiori capolavori scultorei mondiali, ed ebbe tra i suoi estimatori Antonio Canova che, avendo tentato – senza successo – di acquistare l’opera, dichiarò che sarebbe stato disposto a dare dieci anni della propria vita pur di essere l’autore di un simile capolavoro.

Giuseppe Sanmartinoi venne affidato l’incarico di produrre «una statua di marmo scolpita a grandezza naturale, rappresentante Nostro Signore Gesù Cristo morto, coperto da un sudario trasparente realizzato dallo stesso blocco della statua» Sanmartino realizzò quindi un’opera dove il Cristo morto, sdraiato su un materasso, viene ricoperto da un velo che aderisce perfettamente alle sue forme. La maestria dello scultore napoletano sta nell’esser riuscito a trasmettere la sofferenza che il Cristo ha provato, attraverso la composizione del velo, dal quale si intravedono i segni sul viso e sul corpo del martirio subito. Ai piedi della scultura, infine, l’artista scolpisce anche gli strumenti del suddetto supplizio: la corona di spine, una tenaglia e dei chiodi.

 

Monastero di Santa Chiara

 

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Si tratta della più grande basilica gotica della città, caratterizzata da un monastero che comprende quattro chiostri monumentali, gli scavi archeologici nell’area circostante e diverse altre sale nelle quali è ospitato l’omonimo Museo dell’Opera, che a sua volta comprende nella visita anche il coro delle monache, con resti di affreschi di Giotto, un grande refettorio, la sacrestia ed altri ambienti basilicali.

Stazione Metropolitana di Toledo

La stazione “Toledo” della Metro 1 di Napoli, il gioiello firmato dall’architetto catalano Oscar Tusquets Blanca, è stata inserita al primo posto di una speciale classifica dedicata alle stazioni di metropolitana più belle d’Europa.

Non è il primo primato per la stazione di Toledo, che già nel 2012 era stata giudicata dal The Daily Telegraph come la migliore europea. Oggi la conferma del primato estetico da parte del prestigioso network statunitense Cnn, che ne ha apprezzato i motivi incentrati sull’acqua e la luce e l’installazione luminosa di Robert Wilson “”Light Panels” posizionata nei corridoi.

Inaugurata nel 2012, la stazione Toledo è profonda 50 metri. Come precisa la Cnn, ‘ha dei rivali’: fa parte infatti della serie “Stazioni dell’arte”, che ha coinvolto nella città partenopea anche altri nomi illustri come Alessandro Mendini e Gae Aulenti.

Purgatorio ad Arco. La chiesa delle anime pezzentelle

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E’ una chiesa barocca[1] di Napoli situata su via dei Tribunali, nel centro antico della città. Fu eretta nel 1616 su un progetto di Giovanni Cola di Franco e di Giovan Giacomo Di Conforto su commissione di diverse famiglie nobili napoletane e con l’obiettivo di realizzare un luogo di sepoltura per le persone povere della città, senza famiglia e senza casa.

L’antico culto delle anime del Purgatorio, custodito da secoli nell’Ipogeo della seicentesca Chiesa di Santa Maria delle anime del Purgatorio ad Arco, sorse spontaneamente, agli inizi del 1600, quando la nuova chiesa controriformata propose la cura delle anime dei defunti come una delle principali pratiche religiose per stabilire, attraverso preghiere e messe in suffragio, un legame liturgico tra vivi e trapassati.

Il culto delle anime era stato ampiamente sostenuto dalla chiesa cattolica che identificava in esso un modo per raccogliere offerte ed elargizioni tanto che era diventato obbligo di ogni buon credente preoccuparsi di lasciare un testamento che indicasse la cadenza di messe e preghiere in suffragio del defunto. I vivi, come mezzo per espiare i peccati terreni, si preoccupavano di favorire l’ascesa delle anime in Paradiso e di assicurare loro il refrigerio dalle fiamme del Purgatorio durante il periodo di tribolazione.

Ma a Napoli la relazione diretta con l’anima va oltre, scavalca il limite del tempo della vita e penetra in quello che oltrepassa la vita attraverso rituali dove la pietas popolare mostra tutta le sue più profonde sfaccettature. Oggetto di culto diventano le anime anonime, quelle abbandonate e senza nome, quelle i cui corpi, che non avevano beneficiato dei riti di compianto, venivano sepolti nelle fosse comuni. Il rapporto si stabilisce attraverso l’adozione di un teschio, che secondo la tradizione è sede dell’anima, che viene scelto, curato, accudito e ospitato in apposite nicchie. L’anima pezzentella ( dal latino petere: chiedere per ottenere), anima anonima o abbandonata, invoca il refrisco, l’alleviamento della pena, e colui che l’ha adottata, la persona in vita, a lei chiede grazia e assistenza.

Da un tempo senza tempo la pietà popolare si prende cura di crani senza nome identificandoli con le anime del Purgatorio, anime il cui abbandono continuerebbe anche nell’altra vita se non fosse per le cure pietose dei devoti. Nell’ipogeo del Complesso del Purgatorio ad Arco, scarabattoli, nicchie, piccoli altarini, raccontano una storia antica, dove si mescolano fede, preghiere e speranze. Lumini, fiori, rosari, piccoli oggetti, messaggi scritti e riposti tra le pieghe dei cuscini dove riposano i teschi, testimoniano la cura, l’amore e la fiducia riposta in queste anime antiche; tra queste, quella di Lucia, è l’anima più amata. Il teschio col velo da sposa, ornato di una preziosa corona, è custodito accanto ad una coppia di teschi che, nell’immaginario popolare, rappresentano i servitori della giovane, una principessa morta giovanissima subito dopo le nozze. A quest’anima la tradizione popolare ha dedicato un complesso altarino eleggendola protettrice delle spose e mediatrice per preghiere e invocazioni.

L’antico culto, sopravvissuto a guerre e carestie, si manifesta nel tempo in tutta la sua intensità, tanto che nel 1969 il Cardinale Ursi lo vieta perché era oramai troppo diffuso il ricorrere a resti anonimi, piuttosto che ai santi. Ancor oggi il rapporto di reciproco ausilio non si interrompe mai ne’ di notte ne’ di giorno: le grate che mettono in comunicazione la strada e l’ipogeo consentono alle voci, ai lamenti, alle preghiere di raggiungere in qualsiasi momento il teschio che gode della protezione, mentre un pensiero, un fiore, un lumino acceso, sostengono nella dura lotta per il Paradiso le anime del Purgatorio generosamente accolte nel vasto Ipogeo della chiesa.

Purgatorio ad Arco


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sestriere


Con i suoi 2 035 m s.l.m. è il comune più alto d’Italia.
Si trova sul colle omonimo che mette in comunicazione la Val Chisone e la Valle di Susa. È dominata a nordovest dal monte Fraiteve (2 701 m), a sudest dal monte Sises (2 658 m), dalla Punta Rognosa di Sestriere (3 280 m) e dal monte Motta (2 850 m).

Dal 1930Giovanni Agnelli, il fondatore della FIAT, che aveva acquistato per 40 centesimi al metro quadrato i terreni, fece costruiredue alberghi (noti come le torri), che seguono i temi del Razionalismo italiano dell’epoca, tre funivie, costruite dalla ditta tedesca Adolf Bleichert & Co.[5] di Lipsia e dirette ai monti Sises (1931), Banchetta (1933) e Fraiteve (1938).

Dal 1967 si svolgono le gare di Coppa del Mondo di sci alpino, nel 1997 è stata sede dei mondiali di sci, e nel febbraio 2006 ha ospitato le gare di sci alpino dei XX Giochi olimpici invernali.

Giro della via Lattea: si estende su sei localita’ piu’ una in territorio francese. le piste sono prevalentemente blu e rosso. La durata media della gita si aggira intorno alle sei ore ed in totale si prendono al massimo 22 impianti.

Royal Tunbridge Wells

I visitatori hanno cominciato ad affluire non appena furono scoperte nel 1606 la Chalybeate Spring ( sorgente termale).

Da allora il posto divenne molto alla moda e cioe’ da vedere e da essere visti. La principessa Vittoria visitava regolarmente la cittadina, soggiornando presso l’Hotel du Vin.

Molto tipici The Pantiles, cioe’ arcate che ospitano negozietti, ristoranti e bar nella parte vecchia della cittadina.


Natale e Capodanno in Alta Savoia

COURCHEVEL 1850 mt

Da Milano sono circa 460 km attraverso il Frejgius ( pedaggio circa 45 €)

Il villaggio piu’ alto e’ Courchevel 1850, famoso nel mondo e inserito tra i primissimi posti della classifica dei piu’ lussuosi siti mondani. Il,punto piu’ alto e’ situato alla cima del Saulire 2738 m s.l.m.

Vi sono le piu’ prestigiose strutture alberghiere, hotel a 5 stelle. Alcuni ristoranti si fregiano di ben 3 stelle Michelin. Nel centro ci sono le piu’ prestigiose case di moda: Dior, Armani, Prada etc. oltre ad esclusive gallerie d’arte e botique alimentari ( caviale, tartufi bianchi e simili delicatezC



Courchevel Moriond 1650 mt

Si trova a pochi km prima di Courchevel ed e’ molto ben collegato agli altri comuni tramite navette gratuite per gli ospiti della vallata. Il piccolo centro e’costituito da negozietti vari, ristorantini e supermercati.-

In centro si accede ad una scala mobile che porta dopo due rampe ad una enorme struttura con diverse piscine ed una mini struttura di surf.

ARGENTIERE

che Dista pochi km da Chamonix. Piccolo centro da cui e’possibile accedere alle funivie per le piste ed anche ottime passegggiate, che fiancheggiano le piste da sci di fondo. Affittiamo una baita appena fuori dall’ abitato. La baita ha anche una jacuzzi esterna e si accede ad una sauna con fornello a legna. La stessa si trova alla sommita’ di una scala in pietra.

Lungo i percorsi a piedi non vengono raccolti gli escrementi dei cani.

CHAMONIX


Graziosa cittadina a ridosso del Monte Bianco. Molto lunga la strada principale dello shopping.


Dall’Alleanza lavoro futuro 100mila posti per i giovani

Segnalato da Paola Tieri Sole 24 h odierno

La digital transformation sta rivoluzionando il mondo del lavoro. Alcuni mestieri stanno sparendo e al contempo emerge dirompente la domanda di nuove professionalità a cui però il sistema educativo non riesce a rispondere. Il risultato è che il mismatch tra domanda e offerta di lavoro aumenta: come evidenzia uno studio Anpal-Unioncamere , la difficoltà segnalata dalle imprese di trovare il candidato più idoneo è passara dal 12% dei contratti totali del 2016 ad oltre il 21% del 2017.  Il mismatch tra domanda ed offerta di lavoro, che quest’anno arriva ad interessare più di un posto di lavoro su 5.

Quello del lavoro è un tema cruciale  che anche il Presidente Matterella ha affrontato nel suo ultimo discorso di fine anno, quando ha parlato della necessità di governare i cambiamenti e ha ricordato l’importanza del lavoro, soprattutto per i giovani. Per essere competitivo nel nuovo contesto di mercato, nessun Paese può permettersi di utilizzare solo metà del suo principale asset, i giovani: nonostante i dati incoraggianti dell’ultimo periodo in termini crescita degli occupati (23,18 milioni a novembre 2017, il livello più alto dal 1977, inizio delle serie storiche Istat), il nostro Paese fatica a generare nuova occupazione, a riallineare domanda e offerta di professionisti e ad inserire i giovani nel mercato del lavoro.

Ecco perché EY ha deciso di impegnarsi insieme con altre aziende e organizzazioni leader, università, scuole secondarie e formatori, in un’Alleanza per il lavoro del futuro. Si tratta di un programma concreto volto a facilitare la comprensione delle dinamiche che stanno modificando il lavoro e indicare la strada da seguire in questo percorso e avviare progetti che possano trasformare le criticità di questo momento in nuove opportunità.

“Le grandi aziende hanno rilevato, come noi, la necessità di investire sui giovani e si stanno muovendo di conseguenza, mentre le Pmi hanno ancora molto margine per ampliare gli investimenti sul lavoro del futuro e ottenere così un vantaggio competitivo – Donato Iacovone, Ad di EY in Italia e Managing Partner dell’Area Mediterranea – Per questo motivo ci siamo fatti promotori di un’Alleanza tra imprese e mondo dell’istruzione universitaria e superiore, un network che può affiancare le Pmi in questo processo di trasformazione, contribuendo a promuovere azioni concrete, compresa l’immissione di giovani nel mondo del lavoro con competenze nuove. Abbiamo stimato che se aderiranno almeno 50 aziende si potranno creare più di 100.000 posti di lavoro nei prossimi 5 anni. L’Alleanza, alla quale stanno rapidamente aderendo primarie imprese e università, potrebbe efficacemente contribuire a ridurre la percentuale dei disoccupati, avvicinando in 3 anni il Paese alla media europea”.

Con l’Alleanza si sviluppa un sistema per potenziare i ruoli dei diversi protagonisti: i ceo delle grandi aziende e organizzazioni che influenzano in modo determinante le professioni future; le Università, le Scuole superiori e le Business School che possono aiutare a capire quali saranno le competenze del futuro e come svilupparle.

Attualmente in Italia solo il 29% della forza lavoro possiede elevate competenze digitali, contro una media Ue del 37%. Un divario che rischia di aggravarsi se si considera la bassa partecipazione di lavoratori a corsi di formazione (8,3%) rispetto alla media Ue di 10,8% e a Paesi quali Francia 18,8% e Svezia 29,6%. Per recuperare competitività è quindi necessario investire sullo sviluppo di capacità professionali nuove.

L’Alleanza si propone di accelerare la comprensione delle dinamiche che portano alla trasformazione del lavoro e abilitare la realizzazione di iniziative concrete per lo sviluppo delle nuove professionalità, declinate sui territori e sui settori.

Ad oggi sono 21 le realtà che hanno aderito, tra queste: Docomo Digital, GE Italia, Italiaonline, Luiss Business School, Microsoft, Nana Bianca, SAP, Spencer Stuart. L’Alleanza si riunirà per la prima volta l’8 febbraio a Milano.