Diari Viaggio

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Cervino

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Terza vetta italiana per altitudine, è situato nelle Alpi Occidentali, nella sezione alpina delle Alpi Pennine, lungo il confine tra Italia e Svizzera, a ovest del massiccio del Monte Rosa, a est del Grand Combin e a sud-ovest del Massiccio del Mischabel. Si erge isolato dal resto delle altre vette circostanti e sovrasta i paesi di Breuil-Cervinia a sud in Italia e di Zermatt a nord in Svizzera, note località turistiche estive e invernali.

Breuil Cervinia

Breuil è il nome originario in francese, probabilmente derivato dalla voce arpitana breuil o braoulé, indicante i piani paludosi di montagna, toponimo molto diffuso in Valle d’Aosta. “Cervinia” è il nome dato alla località in epoca fascis

Lungo questo sentiero che porta a valle una passeggiata bellissima. Poi si pio’ ritornare a Breuil con il bus, previa consultazione degli orari.

Una specialita’ abbruzzese

Regina Margherita via G. Sartorio 43 66023 Francavilla a Mare (CH)

Su suggerimento del mio amico locale, ho provato questi deliziosi spiedini di carne di pecora. E’ una delle specialita’ locali e li puoi ordinare in due formati.

il locale e’ pieno e quansi tutti i clienti irdi ano la stessa pietanza.

 

 

 

 

Vedi Napoli e poi muori Parte VII

Il Gran Caffè Gambrinus è un locale storico di Napoli ubicato in via Chiaia. Il suo nome deriva dal mitologico re delle Fiandre Joannus Primus, considerato patrono della birra. Il Gran Caffè Gambrinus rientra fra i primi dieci Caffè d’Italia e fa parte dell’Associazione Locali Storici d’Italia.
Arredato in stile Liberty, conserva al suo interno stucchi, statue e quadri della fine dell’Ottocento realizzate da artisti napoletani. Tra queste vi sono anche opere di Gabriele D’Annunzio e Filippo Tommaso Marinetti.
Fondato nel 1860, dall’imprenditore Vincenzo Apuzzo, riscosse immediatamente un enorme successo e riscontro da parte della popolazione di ogni ceto, richiamata dall’opera di pasticceri, gelatai, e baristi, di cui si avvalse il suo fondatore; ciò, nello stesso tempo, gli procurò il riconoscimento per decreto di “Fornitore della Real Casa”.
Dopo Apuzzo la gestione passò a Mario Vacca che negli anni 1889-1890, affidata la decorazione degli interni all’architetto Antonio Curri, per affrescare il locale chiamò i artisti impressionisti napoletani: Luca Postiglione, Pietro Scoppetta, Vincenzo Volpe, Edoardo Matania, Attilio Pratella, Giuseppe Alberto Cocco, Giuseppe Casciaro, Luigi Fabron, Giuseppe Chiarolanza, Gaetano Esposito, Vincenzo Migliaro, Vincenzo Irolli e Vincenzo Caprile.

Il caffè sospeso
Al Gran Caffè Gambrinus è nata, a partire dalla seconda metà dell’Ottocento la pratica del caffè sospeso che consiste nel lasciare un caffè pagato per le persone povere che non possono acquistarlo e concedersi il piacere di un caffè. Tale tradizione si è rinnovata in tempi di crisi proprio nel luogo in cui è nata. All’ingresso del Bar ancora oggi è posizionata una caffettiera gigante in cui si possono lasciare gli scontrini “sospesi” (lasciati appunto dai clienti) in favore

 

Tentativo di borseggio

A conclusione di questo tour partenopeo, mi e’ successo verso le undici di mattina in metro’ che due compari hanno tentato di alleggerirmi del portafoglio. Inizialmente ho notato un curvo e piccolo sessantenne magro che mi girava intorno insistentemente. Ebbene in prossimita’ della fermata in cui avrei dovuto scendere, c’e’ stato un complice di oltre 1.90  cm che mi ha offerto il braccio per appoggiarmi. In sostanza mi avrebbe immobilizzato ed il compare avrebbe tentato di alleggerirmi. Mi sono divincolato, appoggiandomi al braccio di mia moglie e cio’ ha fatto desistere I due compari dal tentative di furto..

 

Vedi Napoli e poi muori…Parte VI

Il cimitero delle Fontanelle (in napoletano ‘e Funtanelle) è un antico cimitero della città di Napoli, situato in via Fontanelle. Chiamato in questo modo per la presenza in tempi remoti di fonti d’acqua, il cimitero accoglie circa 40.000 rest di persone, vittime della grande peste del 1656 e del colera del 1836.
Il cimitero è noto anche perché vi si svolgeva un particolare rito, detto il rito delle “anime pezzentelle”, che prevedeva l’adozione e la sistemazione in cambio di protezione di un cranio (detta «capuzzella»), al quale corrispondeva un’anima abbandonata (detta perciò «pezzentella»).

 

I

Il Palazzo Reale di Napoli è un edificio storico ubicato in piazza del Plebiscito, nel centro storico di Napoli, dov’è posto l’ingresso principale: l’intero complesso, compresi i giardini e il teatro San Carlo, si affaccia anche su piazza Trieste e Trento, piazza del Municipio e via Acton.
Fu la residenza storica dei viceré spagnoli per oltre centocinquanta anni, della dinastia borbonica dal 1734 al 1861, interrotta solamente per un decennio all’inizio del XIX secolo dal dominio francese con Giuseppe Bonaparte e Gioacchino Murat, e, a seguito dell’Unità d’Italia, dei Savoia[2]: ceduto nel 1919 da Vittorio Emanuele III di Savoia al demanio statale, è adibito principalmente a polo museale, in particolare gli Appartamenti Reali, ed è sede della biblioteca nazionale.
Il Palazzo Reale è stato costruito a partire dal 1600, per raggiungere il suo aspetto definitivo nel 1858: alla sua edificazione e ai relativi lavori di restauro hanno partecipato numerosi architetti come Domenico Fontana, Gaetano Genovese, Luigi Vanvitelli, Ferdinando Sanfelice e Francesco Antonio Picchiatti.

 

 

 

 

 

La storia delle statue del Palazzo Reale
Chi ha fatto pipì per terra?”
“Io non ne so niente”
“Sono stato io, e allora?”
Sguainando la spada: “Eviriamolo!”
No, non è la sceneggiatura di un film comico, ma la storiella che è stata affibbiata alle statue che compaiono nelle nicchie del Palazzo Reale di Napoli. Un modo anche per ricordare, in maniera simpatica, i nomi che rappresentano, rispettivamente Carlo V d’Asburgo, Carlo III, Gioacchino Murat e Vittorio Emanuele II; all’appello, in questo discorso, mancano le altre 4 personalità che compaiono dalla sinistra, cioè quelle di Ruggero il Normanno, Federico II di Svevia, Carlo I d’Angiò e Alfonso V d’Aragona: ognuna, insomma, è chiamata ad identificare un sovrano e, degli 8 che compaiono, 7 sono stati proprio sul trono della città partenopea.

 

 

 

 

Vedi Napoli e poi muori Parte V

Caravaggio a Napoli presso il Museo di Capodimonte

Flagellazione di Cristo 1610

Salome’ con la testa del Battista 1610

San Giovanni Battista 1613

La Terzaghi ha ben spiegato i motivi della mostra e cioè innanzitutto la necessità di focalizzare l’attenzione sui 18 mesi di Caravaggio a Napoli. Il suo arrivo è documentato il 6 ottobre del 1606 e resta fino alla fine di giugno del 1607 , poi parte per Malta non credendo di restarci a lungo ma una serie di vicende lo trattengono e torna a Napoli solo nell’autunno del 1609. Trascorre in città i sei mesi che sono la fase più tragica della sua vita. Sappiamo della sua aggressione all’osteria del Cerriglio e da allora è un uomo doppiamente braccato: prima scappa dalla pena capitale la prima volta e poi pensa che da Malta i cavalieri gli vogliano fare del male. Aome cambia la sua pittura rispetto al contesto romano. Innanzitutto il suo soggiorno napoletano è caratterizzato dal suo rapporto stringente con il contesto locale. Non ha una sua bottega e si appoggia nella bottega di Finson e Vinck che erano due artisti fiamminghi allocati dal 1605 in zona dell’attuale piazza Carità. Sono loro che gli prestano delle tavole per dipingere. Per esempio il David di Vienna è fatto su una tavola di riuso.

Personaggio dal grande talento, Caravaggio, nella sua breve vita (morì a 39 anni), visse per due volte a Napoli sia nel 1606, quando vi rimase per un anno ai Quartieri Spagnoli, sia nell’ultimo periodo della sua attività, nel 1609, quando ritornò a Napoli rimanendovi fino al 1610 .

I suoi quadri sono stati realizzati tra il 1592 (prima opera conosciuta – “Ragazzo che monda un frutto” – conservata a Firenze) e il 1610 (ultima opera conosciuta – “Martirio di Sant’Orsola”, realizzata e conservata a Napoli) poche settimane prima della sua drammatica morte avvenuta a Porto Ercole. Tante delle sue magnifiche opere sono state realizzate in città nei due periodi in cui l’artista vi ha vissuto.

Le ceramiche al museo di Capodimonte

Real fabbrica di Capodimonte

Nel 1743 a Napoli, nei primi anni della nuova dinastia borbonica, il re Carlo e sua moglie, la regina Maria Amalia di Sassonia fondano all’interno della famosa Reggia di Capodimonte, oggi Museo, la Real Fabbrica dando inizio ad una tradizione che non è mai finita.[3] Tra i loro principali collaboratori si annoverarono il chimico belga Livio Ottavio Schepers e il decoratore piacentino Giovanni Caselli.

La porcellana che si produce in questa zona ha delle caratteristiche peculiari che la distinguono dalla porcellana nord europea. Nel sud Italia, infatti, non c’è il caolino; pertanto l’impasto si compone di una fusione di varie argille provenienti dalla cave del sud miste al feldspato. Ne deriva un impasto tenero dal colorato latteo, che renderà questa manifattura unica nella storia della porcellana.

La porcellana “tenera” infatti, durante la cottura si ritira di circa il 20%, e se da una parte si perdono dovizie di dettagli tipici della porcellana nord europea dall’altra ritroviamo uno stile inconfondibile pervaso da un’armonia strutturale naturalista.

Le figure di spicco in quegli anni sono lo scultore Giuseppe Gricci, il Giovanni Caselli ed il chimico Livio Vittorio Schepers che perfezionò la composizione dell’impasto.

La massima espressione dell’abilità plastica e pittorica degli artisti di Capodimonte è il Salottino di porcellana creato dallo scultore Giuseppe Gricci per la regina Amalia.

 

Mainifatture di Meissen

dal 1710 ad oggi

Museo di Capodimonte altre sale

Susanna e i vecchioni Andrea Malinconico 1660

Figura di Donna Antonio Petroni 1888

Vedi Napoli e poi muori… Parte IV

Cattedrale di San Gennaro

 

Gennaro (Benevento o Napoli, 21 aprile 272 – Pozzuoli, 19 settembre 305) è stato un vescovo e un martire cristiano; è venerato come santo dalla Chiesa cattolica e dalla Chiesa ortodossa.
È il patrono principale di Napoli, nel cui duomo sono custodite le sue ossa e due antichissime ampolle contenenti il presunto sangue del santo raccolto da una donna pia di nome Eusebia subito dopo il martirio. Queste ampolle vengono esposte alla venerazione dei fedeli tre volte l’anno: il sabato precedente la prima domenica di maggio, il 19 settembre ed il 16 dicembre; giorni cari alla pietà partenopea in quanto in essi si può assistere al fenomeno della liquefazione, attestata per la prima volta nel 1389 come fatto già noto e considerato dalla pietà popolare un miracolo.

Vedi Napoli e poi muori…..Parte III Maggio 2019

A zonzo per la citta’

 

 

 

CASERTA VECCHIA

 

E’ un borgo medievale che sorge alle pendici dei monti Tifatini a 401 metri di altitudine e a 10 km di distanza da Caserta,  In epoca medievale costituì il centro di Caserta; dal 1960 è tra i monumenti nazionali italiani..

Le origini del paese ancora oggi non sono certe, ma secondo alcuni scritti del monaco Benedettino Erchemperto che risalgono all’anno 861, si parla di un primo nucleo urbano, sulle montagne denominate Casahirta (dove casa sta per villaggio e hirta o erta per aspra, ripida, di difficile accesso).

Il Borgo originalmente edificato su un pre-esistente villaggio romano nel corso degli anni ha subito varie dominazioni.

Originalmente appartenne ai Longobardi nell’879 fu dato al Conte Pandulfo di Capua.

Nel secolo IX a seguito di vari eventi bellici, quali incursioni saracene e devastazioni di Capua, gli abitanti e il Clero si videro costretti a cercare rifugio in luoghi più sicuri, come quelli montani. E fu proprio in seguito a questi eventi che la popolazione aumento notevolmente, cosicché alla fine fu trasferita anche la sede vescovile.

Nel 1062 Casertavecchia venne occupata da Riccardo I di Aversa, e da qui ebbe inizio la dominazione Normanna che porto il paese al suo massimo splendore nell’anno 1100-1129 con la costruzione della attuale Cattedrale sotto l’episcopato di Rainulfo, e la sua consacrazione nell’anno 1153 al culto di San Michele Arcangelo.

Con alterne vicende altri feudatari successero a Riccardo I, finchè il Borgo non passo sotto la dominazione degli Svevi con Riccardo di Lauro (1232-1266), il quale ne accrebbe la fama e lo valorizzo fino a farlo giungere al suo massimo splendore e importanza anche in campo politico.

E pare che si debba proprio a Riccardo di Lauro la costruzione al castello della grande torre cilindrica superstite.

Nel 1442 il Borgo passa sotto la dominazione aragonese, e qui inizia la sua parabola discendente, Casertavecchia vede lentamente decadere la sua importanza, poichè la vita incomincia a svilupparsi in pianura. Restano a Casertavecchia solo il vescovo e il seminario, che continuano a dare una minima importanza al Borgo. Questo fino all’nno 1842, quando Papa Gregorio XVI ne sancì il definitivo trasferimento alla nuova Caserta.

In seguito con il dominio dei Borboni nell’Italia meridionale e la costruzione della reggia, il nuovo centro di ogni attività diventa Caserta e per forza di cose gli abitanti della vecchia cittadina dovettero spostarsi in pianura.

A ricordo ancora dello splendido passato che fu restano il Duomo, il campanile, i resti del castello e le strade dell’intero Borgo tutte in stile siculo-normanno.

Molti ed invitanti ristoranti che varrebbe la pena di provarli.

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Napoli sotterranea

 

Bombe inesplose

La Napoli sotterranea presenta diversi volti, ognuno di questi legati a diversi momenti storici della città, infatti si racconta che tra le grotte e i cunicoli sotterranei vi si svolgeva una vita diversa da quella svolta in superficie, lasciando ancora tutt’oggi un profondo senso di mistero e curiosità.
C’è da dire che la Napoli Sotterranea è stata utilizzata come rifugio dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, ma non solo.La leggenda narra che, tra gli stretti cunicoli vi si aggirano i Fantasmi di Napoli, quindi se sentite uno strano vociare, state tranquilli, siete in compagnia del padrone di casa… ‘’O’Munaciell ‘’.
Il sottosuolo della città di Napoli è costituito in gran parte da tufo, pietra di origine vulcanica friabile, facile da scavare e sufficientemente resistente per creare gallerie autoportanti

Vedi Napoli e poi muori……..II Parte

Reggia di Caserta

La visita della durata di circa tre ore con una guida molto qualificata ( laurea in Beni Culturali) si e’ svolta principalmente all’interno del palazzo e poi, tramite una navetta abbiamo visitato anche l’enorme parco.

La Reggia e’ la residenza reale piu’ grande al mondo. Essa fu voluta dal re di Napoli Carlo di Borbone, che affido’ la realizzazione all’architetto Luigi Vanvitelli. La prima pietra fu posta nel 1752. I sovrani che succedettero a re Carlo furono Murat, Ferdinando IV, Francesco I e Ii. Nel 1806 Napoleone concesse la corona del regno di Napoli a suo fratello Giuseppe. Nel 1860
il Regno delle Due Sicilie venne incorporato nel Regno d’Italia ed il palazzo venne utilizzato occasionalmente da alcuni membri di casa Savoia sino a quando Vittorio Emanuele III non lo cedette allo stato italiano nel 1919.

Il grandioso complesso terminato nel 1846 annovera ben 1200 stanze e 1742 finestre.

Scalone principale

Cappella Reale

Sala del trono

Camera da letto di Gioacchino Murat

 

Il Parco

Si estende per 3 km di lunghezza su 120 ettaridi superficie. Una scenografia verde in cui perdersi tra giochi di acqua, boschetti ,giardino all’inglese tra alberi rari e straordinari.

 

Vedi Napoli e poi muori…….Maggio 2019 Parte Prima

Erano molti anni che mancavo da Napoli.

Il viaggio: Italo. passaggio gratuito dalla II alla I classe. Molto gentili gli addetti, che sono – nella tratta da Milano – passati con il carrello caffe’ e bibite tre volte. Comodi i sedili e abbastanza lento il collegamento WiFi. Durata quasi 5 h.

Impressioni: mi ha nuovamente colpito la spontanea gentilezza da parte di ogni passante a cui chiedevi un’informazione.

Taxi facile trovarne e a tariffe, per percorrenze medie, intorno ai 10€.

Osservato con meraviglia la cura con cui sono stati ristrutturati i principali palazzi di via dei Mille e dintorni.

Molto bene la pedonalizzazione da via Toledo a via Calabritto.

Prima solo i posteggiatori ti davano del “dottore”. Ora la cosa si e’ estesa a tutti coloro con cui entri in contatto.

Pernottamenti: presso B&B il Ventre di Napoli in via Broggia ( circa 90 € al giorno, inclusa tassa soggiorno). Stanza molto pulita e letto comodo. Unico inconveniente il rumore del traffico, nonostante ci sia una doppia finestra. Ubicazione a ridosso del Museo e quindi vicino al metro’ e a molti punti d’interesse. Colazione presso un bar esterno.

Principali visite:

Il Cristo Velato, Cappella di San Severo via Francesco de Sanctis 19/21.

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E’ una scultura marmorea di Giuseppe Sanmartino, conservata nella cappella Sansevero di Napoli.

L’opera, realizzata nel 1753, è considerata uno dei maggiori capolavori scultorei mondiali, ed ebbe tra i suoi estimatori Antonio Canova che, avendo tentato – senza successo – di acquistare l’opera, dichiarò che sarebbe stato disposto a dare dieci anni della propria vita pur di essere l’autore di un simile capolavoro.

Giuseppe Sanmartinoi venne affidato l’incarico di produrre «una statua di marmo scolpita a grandezza naturale, rappresentante Nostro Signore Gesù Cristo morto, coperto da un sudario trasparente realizzato dallo stesso blocco della statua» Sanmartino realizzò quindi un’opera dove il Cristo morto, sdraiato su un materasso, viene ricoperto da un velo che aderisce perfettamente alle sue forme. La maestria dello scultore napoletano sta nell’esser riuscito a trasmettere la sofferenza che il Cristo ha provato, attraverso la composizione del velo, dal quale si intravedono i segni sul viso e sul corpo del martirio subito. Ai piedi della scultura, infine, l’artista scolpisce anche gli strumenti del suddetto supplizio: la corona di spine, una tenaglia e dei chiodi.

 

Monastero di Santa Chiara

 

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Si tratta della più grande basilica gotica della città, caratterizzata da un monastero che comprende quattro chiostri monumentali, gli scavi archeologici nell’area circostante e diverse altre sale nelle quali è ospitato l’omonimo Museo dell’Opera, che a sua volta comprende nella visita anche il coro delle monache, con resti di affreschi di Giotto, un grande refettorio, la sacrestia ed altri ambienti basilicali.

Stazione Metropolitana di Toledo

La stazione “Toledo” della Metro 1 di Napoli, il gioiello firmato dall’architetto catalano Oscar Tusquets Blanca, è stata inserita al primo posto di una speciale classifica dedicata alle stazioni di metropolitana più belle d’Europa.

Non è il primo primato per la stazione di Toledo, che già nel 2012 era stata giudicata dal The Daily Telegraph come la migliore europea. Oggi la conferma del primato estetico da parte del prestigioso network statunitense Cnn, che ne ha apprezzato i motivi incentrati sull’acqua e la luce e l’installazione luminosa di Robert Wilson “”Light Panels” posizionata nei corridoi.

Inaugurata nel 2012, la stazione Toledo è profonda 50 metri. Come precisa la Cnn, ‘ha dei rivali’: fa parte infatti della serie “Stazioni dell’arte”, che ha coinvolto nella città partenopea anche altri nomi illustri come Alessandro Mendini e Gae Aulenti.

Purgatorio ad Arco. La chiesa delle anime pezzentelle

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E’ una chiesa barocca[1] di Napoli situata su via dei Tribunali, nel centro antico della città. Fu eretta nel 1616 su un progetto di Giovanni Cola di Franco e di Giovan Giacomo Di Conforto su commissione di diverse famiglie nobili napoletane e con l’obiettivo di realizzare un luogo di sepoltura per le persone povere della città, senza famiglia e senza casa.

L’antico culto delle anime del Purgatorio, custodito da secoli nell’Ipogeo della seicentesca Chiesa di Santa Maria delle anime del Purgatorio ad Arco, sorse spontaneamente, agli inizi del 1600, quando la nuova chiesa controriformata propose la cura delle anime dei defunti come una delle principali pratiche religiose per stabilire, attraverso preghiere e messe in suffragio, un legame liturgico tra vivi e trapassati.

Il culto delle anime era stato ampiamente sostenuto dalla chiesa cattolica che identificava in esso un modo per raccogliere offerte ed elargizioni tanto che era diventato obbligo di ogni buon credente preoccuparsi di lasciare un testamento che indicasse la cadenza di messe e preghiere in suffragio del defunto. I vivi, come mezzo per espiare i peccati terreni, si preoccupavano di favorire l’ascesa delle anime in Paradiso e di assicurare loro il refrigerio dalle fiamme del Purgatorio durante il periodo di tribolazione.

Ma a Napoli la relazione diretta con l’anima va oltre, scavalca il limite del tempo della vita e penetra in quello che oltrepassa la vita attraverso rituali dove la pietas popolare mostra tutta le sue più profonde sfaccettature. Oggetto di culto diventano le anime anonime, quelle abbandonate e senza nome, quelle i cui corpi, che non avevano beneficiato dei riti di compianto, venivano sepolti nelle fosse comuni. Il rapporto si stabilisce attraverso l’adozione di un teschio, che secondo la tradizione è sede dell’anima, che viene scelto, curato, accudito e ospitato in apposite nicchie. L’anima pezzentella ( dal latino petere: chiedere per ottenere), anima anonima o abbandonata, invoca il refrisco, l’alleviamento della pena, e colui che l’ha adottata, la persona in vita, a lei chiede grazia e assistenza.

Da un tempo senza tempo la pietà popolare si prende cura di crani senza nome identificandoli con le anime del Purgatorio, anime il cui abbandono continuerebbe anche nell’altra vita se non fosse per le cure pietose dei devoti. Nell’ipogeo del Complesso del Purgatorio ad Arco, scarabattoli, nicchie, piccoli altarini, raccontano una storia antica, dove si mescolano fede, preghiere e speranze. Lumini, fiori, rosari, piccoli oggetti, messaggi scritti e riposti tra le pieghe dei cuscini dove riposano i teschi, testimoniano la cura, l’amore e la fiducia riposta in queste anime antiche; tra queste, quella di Lucia, è l’anima più amata. Il teschio col velo da sposa, ornato di una preziosa corona, è custodito accanto ad una coppia di teschi che, nell’immaginario popolare, rappresentano i servitori della giovane, una principessa morta giovanissima subito dopo le nozze. A quest’anima la tradizione popolare ha dedicato un complesso altarino eleggendola protettrice delle spose e mediatrice per preghiere e invocazioni.

L’antico culto, sopravvissuto a guerre e carestie, si manifesta nel tempo in tutta la sua intensità, tanto che nel 1969 il Cardinale Ursi lo vieta perché era oramai troppo diffuso il ricorrere a resti anonimi, piuttosto che ai santi. Ancor oggi il rapporto di reciproco ausilio non si interrompe mai ne’ di notte ne’ di giorno: le grate che mettono in comunicazione la strada e l’ipogeo consentono alle voci, ai lamenti, alle preghiere di raggiungere in qualsiasi momento il teschio che gode della protezione, mentre un pensiero, un fiore, un lumino acceso, sostengono nella dura lotta per il Paradiso le anime del Purgatorio generosamente accolte nel vasto Ipogeo della chiesa.

Purgatorio ad Arco


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sestriere


Con i suoi 2 035 m s.l.m. è il comune più alto d’Italia.
Si trova sul colle omonimo che mette in comunicazione la Val Chisone e la Valle di Susa. È dominata a nordovest dal monte Fraiteve (2 701 m), a sudest dal monte Sises (2 658 m), dalla Punta Rognosa di Sestriere (3 280 m) e dal monte Motta (2 850 m).

Dal 1930Giovanni Agnelli, il fondatore della FIAT, che aveva acquistato per 40 centesimi al metro quadrato i terreni, fece costruiredue alberghi (noti come le torri), che seguono i temi del Razionalismo italiano dell’epoca, tre funivie, costruite dalla ditta tedesca Adolf Bleichert & Co.[5] di Lipsia e dirette ai monti Sises (1931), Banchetta (1933) e Fraiteve (1938).

Dal 1967 si svolgono le gare di Coppa del Mondo di sci alpino, nel 1997 è stata sede dei mondiali di sci, e nel febbraio 2006 ha ospitato le gare di sci alpino dei XX Giochi olimpici invernali.

Giro della via Lattea: si estende su sei localita’ piu’ una in territorio francese. le piste sono prevalentemente blu e rosso. La durata media della gita si aggira intorno alle sei ore ed in totale si prendono al massimo 22 impianti.