Libri

La vita bugiarda degli adulti

da Repubblica Robinson del 5 novembre Carlo Verdelli:

Di nuovo c’è l’immagine di uno spazio vuoto, scabro, difficile da decifrare, tra l’eta adulta e l’infanzia.Nella Vita bugiarda degli adulti siamo sì a Napoli, ma non nell’estrema periferia, bensì in un appartamento piccolo borghese dove la dodicenne Giovanna vive con i genitori, entrambi professori di liceo: una casa piena di libri, una casa “di sinistra” di inizio anni Novanta, dove fino a quel momento la protagonista è stata l’amata, coccolata figlia unica a cui viene chiesto soltanto di andar bene a scuola, perché è lo studio, e soltanto lo studio, ad aver permesso ai suoi genitori, a suo padre soprattutto, di emanciparsi dal sottoproletariato.

Basta quella frase, origliata attraverso una porta lasciata aperta per sbaglio, ad aprile la prima faglia nell’innocenza dell’infanzia. Perché, scopriamo dopo, Il padre di Giovanna ha detto che lei è destinata a diventare non solo molto brutta, ma brutta come zia Vittoria, sua sorella. E chi è Vittoria? È la zitella che fa i servizi in casa dei “signori”, quella che non si è emancipata e che con il fratello ha tagliato tutti i ponti, che vive ancora nella povera casa della Zona Industriale, amando un uomo non suo morto da anni. Giovanna, inevitabilmente, vorrà scoprire se è vero che il suo destino è la bruttezza – e quindi l’abiezione, l’amarezza e, ciò che è peggio di ogni altra cosa, la povertà – della zia Vittoria.

Da questo incontro, dalle bugie tra suo padre e sua zia, dalle verità parallele con cui entrambi hanno puntellato la propria vita, parte il viaggio sghembo di Giovanna verso l’età adulta. Così questa ragazza forse non bella ma dalla mente aguzza scopre che la Napoli borghese dei professori impegnati che vogliono scrivere sui giornali nasconde un’altra Napoli, sboccata e volgare, disperata e vitale di cui non le è mai stato detto nulla, come se solo sentirla nominare potesse contaminarla. Scopre che nonostante l’educazione sessuale il sesso non assomiglia a niente di ciò che poteva lontanamente immaginare. Scopre che gli adulti mentono, mentono tutti, soprattutto coloro che dicono di volerti bene. E che si tradiscono continuamente, senza aver il coraggio di lasciarsi del tutto e nemmeno quello di smettere di amarsi.

Scoprirà di essere, dall’inizio alla fine, “un garbuglio”. La incontriamo a dodici anni, Giovanna, e la lasciamo, alla fine del romanzo, a sedici. Durante la sua adolescenza la sua famiglia si sfascia, e lei apprende che si può sopravvivere alle menzogne dei grandi imparando a mentire, ferendoli con le parole, cercando altre strade, tentando di innamorarsi dell’unico che sembra più intelligente, più puro, più affascinante del proprio padre.

Mentre ci pare di star seduti, come Giovanna, sul sedile posteriore di una scalcagnata Cinquecento che sobbalza tra la polvere delle periferie e l’aria tersa di Posillipo, in una storia che sembra assolutamente privata, Ferrante riesce a raccontare non solo il presente ma anche l’infanzia della protagonista e la giovinezza dei suoi genitori, la fine degli anni Settanta, le illusioni, le pose, i miti di quegli anni con la stessa lucidità con cui, nell’Amica Geniale, ci aveva portato negli anni del boom e poi nei decenni successivi.

Vediamo la Storia recente come dallo specchietto retrovisore, e intanto, inevitabilmente, ci scopriamo a cercarla, come si insegue un fantasma, nelle movenze d’un personaggio, nei gusti d’un altro, nell’espressione dialettale, o coscienziosamente italiana, di un altro ancora. E finiamo col chiederci, ancora una volta: chi è Elena Ferrante? sapendo che non c’è risposta, se non nella risata adolescente, come d’una ninfa o d’un folletto, che sembra risuonare alla fine di questo strano e bugiardo romanzo.

 

CI SARA’ UN ALTRO GIORNO

SALVATORE POLIZZI

 

            Vito ha speso la sua vita tranquillamente, avendo come riferimento il proprio io. Ad un certo punto della sua esistenza, però, il destino lo pone davanti alla sofferenza.  Egli, impreparato ad affrontare la sua nuova condizione, precipita nella disperazione. Ma un evento imprevisto, provocherà in lui una vera catarsi, che, dopo un lungo e faticoso travaglio interiore, gli farà vedere la sua vita sotto una luce affatto diversa. Finalmente troverà la pace che cercava, ma soprattutto la speranza che il suo lungo viaggio non sarà stato vano, perché la meta che l’attende non rappresenterà la fine, ma il principio.

Ultimo Banco di Giovanni Floris

È il primo banco e l’ultimo, è il banco di prova. È la scuola, che amiamo e vituperiamo a giorni alterni, sempre considerandola una sorta di mondo a parte, da celebrare in astratto o – troppo spesso – da riformare su basi ideologiche. Ma oggi sta succedendo qualcosa di più. La logica dell’emergenza e il «culto del fenomeno», che stanno affossando il nostro Paese, rischiano di portare allo sfascio anche l’unica istituzione in grado di risollevarlo, ed è tempo di correre ai ripari. Come? Innanzitutto rimettendo al centro gli insegnanti: il ruolo che rivestono, la professionalità che esprimono. Poi, responsabilizzando studenti e genitori. Solo così sarà possibile dare risposta al disagio che sentiamo crescere nell’universo dell’istruzione, e che rischia di tracimare dall’alveo degli ordinari disagi, producendo straordinarie tragedie. Le testimonianze di dirigenti determinati, docenti resistenti, studenti speranzosi e genitori agguerriti disegnano invece un percorso che può invertire la rotta, dalle aule scolasthe a quelle parlamentari, e ridare respiro alla politica. Nata da un anno di incontri in molte scuole d’Italia, questa inchiesta-racconto coniuga la vividezza della narrazione con una ricchezza di voci, storie, informazioni e ricordi. Giovanni Floris percorre – da giornalista, da genitore, da ex studente e da cittadino – il filo che lega crisi ed eccellenze dell’istruzione, fino ad affrontare il nodo della sfida più importante: ricostruire la scuola per ricostruire l’Italia.

 

Fedelta’

“Il malinteso”, così Carlo e Margherita chiamano il dubbio che ha incrinato la superficie smagliante del loro matrimonio. Carlo è stato visto nel bagno dell’università con una sua studentessa, Sofia. “Ha avuto un malore, l’ho soccorsa”, racconta alla moglie. Sofia ha la giovinezza, la libertà, e forse anche il talento che Carlo vorrebbe per sé. Il suo primo romanzo è fermo da anni al primo capitolo, e il posto da professore l’ha ottenuto grazie all’influenza del padre. La porta dell’ambizione, invece, Margherita l’ha chiusa scambiando la carriera di architetto con la stabilità di un’agenzia immobiliare. Margherita e Carlo non sono una coppia in crisi, la loro intesa è tenace, la confidenza il gioco pericoloso tra le lenzuola. Le parole fra loro ardono ancora, così come i gesti. Si definirebbero felici. Ma quel tradimento mai davvero consumato per Carlo si trasforma in un’ossessione, e per Margherita può diventare un alibi potente per le sue fantasie sul fisioterapista Andrea. In una Milano vivissima, tra le vecchie vie raccontate da Buzzati e i nuovi grattacieli che tagliano l’orizzonte, la casa di corso Concordia, ridente di luce e veramente troppo cara, rappresenta una possibilità e una colpa che non finiranno di scontare. A tirarli fuori ci penserà l’amore con la sua incredibile forza quieta, e l’allegro ricucire di Anna, la madre di Margherita, il faro illuminante del romanzo, uno di quei personaggi capaci di saltare fuori dalle pagine dei libri. Lo sguardo di Marco Missiroli, che i lettori ben conoscono, si fa qui talmente intimo da diventare spietato.

La Dieta Fast

Finalmente una dieta che funziona e non ti fa sentire fame. Ho iniziato a fine gennaio e in due mesi ho perso ben sei kg. Ovviamente i primi kg sono i piu’ facili da smaltire.

Bisogna nei due giorni della settimana prescelti ( es lunedi’ e giovedi’, salvo impegni ) limitarsi a 600 calorie / giorno. In questo aiuta molto altro testo e cioe’:


Non ho ancora sperimentato, ma dobrebbe essere utilissimo, il digiuno di mantenimento cioe’ la riduzione della dieta ad un solo giorno.

Con il passare dl tempo. i semi digiuni diventano un fatto naturale ed il senso di privazione iniziale diminuira’. Come indicazione generale ci si aspetta una perdita di circa mezzo chilo per ogni giorno di digiuno.

Buona norma e’ mantenere un’ attivita’ fisica. Quasi sempre riesco a camminare dai 5 agli 8/10 km.

Tra i maggiori punti di forza di questa dieta c’e’ il fatto che i giorni di semidigiuno giovano alla salute: principalmente minore affaticamento del cuore e abbassamento di altri valori.. Inoltre nei giorni di alimentazione normale si mangia normalmente incluso anche una moderata quantita’ di alcool.

Insomma provare per credere.

In cima al mondo, in fondo al cuore

Nello spinoso tema della fuga dei cervelli ( v. Il Merito come virtu; sociale sul mio blog piero-romano.it) si inserisce questa testimonianza di Mario che, ancora studente di architettura a Napoli, riesce a fare uno stage presso uno dei piu’ famosi studi di architettura a Londra.

L’ approdo nella metropoli londinese e’ particolarmente difficile sia per il clima che per i lerci tuguri presso cui inizialmente ha soggiornato. Soltanto grazie alla sua ferma determinazione riesce a gettarsi nel lavoro, ottenendo lusinghieri successi.

Molto ampia la serie dei personaggi che vanno dai genitori al suo mentore londonese Fabio (un fratello) alla ragazza del cuore Giulia.

Infine la prorompente nostalgia verso Napoli, citta’ amata ed odiata nel contempo, lo porta a dimettersi dallo studio londinese e rientrare stavolta da vincitore in Patria.

Romanzo avvincente che si legge d’un fiato e certamente indica un percorso da seguire per i giovani che si mettono in gioco, emigrando.

Un paese senza leader.

Luciano Fontana

Storie, protagonisti e retroscena di una classe politica in crisi.

Partiti che si sgretolano, gruppi politici allo sbando e leader che nel giro di pochi mesi compiono un’inarrestabile ascesa e una rovinosa caduta: nei venticinque anni della Seconda Repubblica gli italiani hanno vissuto il crollo di tutti i tradizionali fronti politici. Dal suo osservatorio privilegiato di direttore del Corriere della Sera, Luciano Fontana coglie le tensioni generate da queste dinamiche e, con l’aiuto delle irriverenti vignette di Giannelli, traccia una panoramica dell’attuale politica italiana: gli errori della sinistra e la scissione del PD; la temporanea caduta di Berlusconi, la sua rinascita e le nuove spinte del Centrodestra; l’irrompere sulla scena dei nuovi esponenti del M5S e la svolta nazionalista della Lega Nord. In un’analisi a tutto campo, e con retroscena e ritratti dei protagonisti che ha conosciuto «da vicino» (da Berlusconi a Renzi, da Salvini a Grillo e Di Maio, da D’Alema a Veltroni e Prodi), Fontana si chiede se sia possibile ricostruire una classe dirigente all’altezza della situazione. E soprattutto se ci sia oggi un leader che sappia eliminare odi e rivalità per mettersi davvero al servizio del nostro Paese.

 

 

iBLOG

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Once upon a time, there was a blogger. She sat alone in her living room, pouring out her heart, not knowing if anyone would read her words. Those days are gone. Bloggers are no longer alone. They no longer write to empty screens. Bloggers are a community. We know how important blogging is to you because it’s important to us. Your copy of iBlog is like a ticket giving you access to pick the brains of 30 influential and successful bloggers. Welcome to iBlog, your owner’s manual for blogging: created by bloggers for bloggers

Bacio Feroce

Sigillano silenzi, sanciscono alleanze, impartiscono assoluzioni e infliggono condanne, i baci feroci. Baci impressi a stampo sulle labbra per legare anima con anima, il destino tuo è il mio, e per tutti il destino è la legge del mare, dove cacciare è soltanto il momento che precede l’essere preda. La paranza dei Bambini ha conquistato il potere, controlla le piazze di spaccio a Forcella, ma da sola non può comandare. Per scalzare le vecchie famiglie di Camorra e tenersi il centro storico, Nicolas ‘o Maraja deve creare una confederazione con ‘o White e la paranza dei Capelloni. Per non trasformarsi da predatori in prede, i bambini devono restare uniti. Ed è tutt’altro che facile. Ogni paranzino, infatti, insegue la sua missione: Nicolas vuole diventare il re della città, ma ha anche un fratello da vendicare; Drago’ porta un cognome potente, difficile da onorare; Dentino, pazzo di dolore, è uscito dal gruppo di fuoco e ora vuole eliminare ‘o Maraja; Biscottino ha un segreto da custodire per salvarsi la vita; Stavodicendo non è scappato abbastanza lontano; Drone, Pesce Moscio, Tucano, Briato’ e Lollipop sono fedeli a Nicolas, però sognano una paranza tutta loro… Fra contrattazioni, tradimenti, vendette e ritorsioni, le vecchie famiglie li appoggiano per sopravvivere o tentano di ostacolarli, seminando discordia direttamente in seno alle paranze. Una nuova guerra sta per scoppiare? Prosegue il ciclo della Paranza dei bambini e Roberto Saviano torna a raccontare i ragazzi dei nostri giorni feroci, nati in una terra di assassini e assassinati, disillusi dalle promesse di un mondo che non concede niente, tantomeno a loro. Forti di fame. Forti di rabbia. Pronti a dare e ricevere baci che lasciano un sapore di sangue.

 

 

Lavorare gratis, lavorare tutti. Perché il futuro è dei disoccupati

 Ormai non esiste famiglia dove non ci sia un figlio, un parente o un amico che non sia disoccupato. Se ne parla come di un appestato, abbassando la voce per non farsi sentire dagli estranei, e comunque sospettando che, sotto sotto, si tratti di un fannullone o di uno scapestrato. Con la disoccupazione giovanile stabile oltre il 40 per cento, l’Italia è oggi un Paese con milioni di questi fannulloni e scapestrati. Tutte le soluzioni sperimentate finora, compresi i voucher e il jobs act, celano l’intento di ampliare a dismisura un esercito di riserva professionalizzato e docile, disponibile a entrare e uscire dal mondo del lavoro secondo le fluttuazioni capricciose del mercato. Invece bisognerebbe avere il coraggio di affrontare il problema in tutta la sua gravità: la disoccupazione non solo non diminuirà, ma è destinata a crescere. Basta guardarsi intorno: ieri le macchine sostituivano l’uomo alla catena di montaggio, domani software sempre più sofisticati lavoreranno al posto di medici, dirigenti e notai. Insomma, il progresso tecnologico ci procurerà sempre più beni e servizi senza impiegare lavoro umano. E la soluzione non è ostacolarne la marcia trionfale, ma trovare criteri radicalmente nuovi per ridistribuire in modo equo la ricchezza. Per questo i disoccupati e tutti coloro che temono di poterlo diventare, se vogliono salvarsi, devono adottare una precisa strategia di riscatto. Perché pretendere un comportamento e un’etica ritagliati sul lavoro quando il lavoro viene negato? Perché non trasformare i disoccupati in un’avanguardia di quel mondo libero dal lavoro e sperimentare le occasioni preziose offerte da quella libertà? Ciò che oggi si prospetta non è conquistare, lottando con le unghie e con i denti, un posto di ultima fila nel mercato del lavoro industriale, ma sedere nella cabina di regia della società postindustriale. La soluzione è un nuovo modello di sviluppo e di convivenza, che possa condurci verso approdi sempre meno infelici.