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Ottimo Albergo

Personale molto cordiale ed efficiente. Dall’albergo a piedi si puo’ raggiungere facilmente il centro. Parcheggio coperto in altro building sul tretro.
Stanze alquanto strettine. Ottima la prima colazione.

Data del soggiorno: settembre 2019

Ultimo Banco di Giovanni Floris

È il primo banco e l’ultimo, è il banco di prova. È la scuola, che amiamo e vituperiamo a giorni alterni, sempre considerandola una sorta di mondo a parte, da celebrare in astratto o – troppo spesso – da riformare su basi ideologiche. Ma oggi sta succedendo qualcosa di più. La logica dell’emergenza e il «culto del fenomeno», che stanno affossando il nostro Paese, rischiano di portare allo sfascio anche l’unica istituzione in grado di risollevarlo, ed è tempo di correre ai ripari. Come? Innanzitutto rimettendo al centro gli insegnanti: il ruolo che rivestono, la professionalità che esprimono. Poi, responsabilizzando studenti e genitori. Solo così sarà possibile dare risposta al disagio che sentiamo crescere nell’universo dell’istruzione, e che rischia di tracimare dall’alveo degli ordinari disagi, producendo straordinarie tragedie. Le testimonianze di dirigenti determinati, docenti resistenti, studenti speranzosi e genitori agguerriti disegnano invece un percorso che può invertire la rotta, dalle aule scolasthe a quelle parlamentari, e ridare respiro alla politica. Nata da un anno di incontri in molte scuole d’Italia, questa inchiesta-racconto coniuga la vividezza della narrazione con una ricchezza di voci, storie, informazioni e ricordi. Giovanni Floris percorre – da giornalista, da genitore, da ex studente e da cittadino – il filo che lega crisi ed eccellenze dell’istruzione, fino ad affrontare il nodo della sfida più importante: ricostruire la scuola per ricostruire l’Italia.

 

Sabbioneta

Il nome di Sabbioneta deriva dal latino sabulum, sabbia.

La città fu fondata da Vespasiano Gonzaga Colonna tra il 1554/1556 e il 1591, anno della sua morte, nel luogo in cui sorgevano una rocca del nonno Ludovico e un antico insediamento.

Posta su un terreno alluvionale tra i fiumi Po e Oglio, nonché lungo il tracciato dell’antica viadell’antica via Vitelliana, occupava una posizione strategica nel cuore della Pianura padana. Per Vespasiano Gonzaga, Sabbioneta doveva essere soprattutto una fortezza e la potenza del suo circuito murario la rendevano sicuramente, a quei tempi, uno dei più muniti baluardi della Lombardia di dominio spagnolo.

Sabbioneta fu soprattutto la capitale di un piccolo Stato posto tra i grandi stati regionali: il Ducato di Milano ad ovest, retto in quell’epoca dal governatorato spagnolo, il Ducato di Mantova ad est oltre il fiume Oglio, governato dalla linea primigenia dei Gonzaga, cugini di Vespasiano, e il Ducato di Parma e Piacenza a sud del Po, di dominio della casata Farnese, solidale e amica dello stesso Gonzaga. Il territorio del piccolo Stato di Sabbioneta era principalmente concentrato alla propaggine orientale della diocesi di Cremona e costituiva un obbligato crocevia sia per i traffici commerciali nel medio corso del Po, sia per le comunicazioni tra la bassa bresciana e l’Emilia.

Il periodo più prospero nella storia della città fu negli anni della sua riedificazione, sotto il dominio del principino Vespasiano Gonzaga Colonna, di cui divenne la residenza.

 

Un’esperienza unica

Entriamo nel locale accolti dai due maitre di sala e da un cameriere. Scegliamo il menu’ vegetariano e un prosecco Ca’ del Bosco, che ci accompagnera’ a tutto pasto.
Allego il menu’ davvero eccezionale, che rispecchia ill rigoroso lavoro di ricerca e sperimentazione del patron Luigi Taglienti. Ad ogni portata segue la descrione degli ingredienti da parte di uno dei capi sala . Alla fine del pasto ci accorgiamo che sono passate ben tre ore.
Prima

Prima di concludere il Taglienti si presenta al nostro tavolo e gli significhiamo la nostra soddisfazione.Ritengo pienamente giustificata la stella Michelin.

Un ristorante di classe

Ci accomodiamo in giardino, accolti dal proprietario. Scegliamo un Pinot Nero Terlan Alto Adige del 2018. Bigoli con zucchine e pancetta. Poi abbcchio in crosta di mandorle. Infine mille foglie con zabaglione. Chiudiamo con grappa 50.
Ottimo e accurato il servizio. Ottimo il cibo, anche se le porzioni erano troppo grandi.

Santuario della Beata Maria delle Grazie.

Frazione di Grazie del comune di Curtatone a 9 km da Mantova.

Le origini della chiesa sono da connotare addirittura al 1200; nella località, allora chiamata Prato Lamberto, su di un piccolo promontorio emergente da un dedalo di flora e canne lacustri, sorgeva un altarino con l’immagine della Madonna col Bambino a cui i pescatori del lago e i contadini erano particolarmente devoti. La devozione della gente della zona era antica e ben consolidata, in quei tempi l’ambiente lacustre era sì fonte di sostentamento ma anche di lavoro pesante, stenti e malattie, superstizioni e paure, la forza della fede era quindi di conforto e quella cristiana era solo successiva a quella anteriore pagana. Dal piccolo altare, nel corso degli anni, venne edificato un sacello con una cappella votiva per proteggere l’immagine sacra dalle intemperie. Col crescere della struttura architettonica, crebbe anche l’interesse per questa immagine miracolosa, diffondendo la sua fama per tutto il territorio limitrofo. Verso la fine del XIV secolo, per grazia ricevuta, Francesco Gonzaga fece erigere un tempio alla Madonna che aveva fatto cessare l’epidemia di peste, che aveva colpito i mantovani (questo episodio storico, come il precedente viaggio del Gonzaga in Terra Santa è forse da collegare a una scomunica ricevuta). I lavori furono affidati all’architetto Bartolino da Novara, che negli stessi anni progettò a Mantova il Castello di San Giorgio e quello Estense di Ferrara, la costruzione costò ben 30000 scudi d’oro e, a Ferragosto del 1398, la cappella venne consacrata al cospetto del suo committente e dei vescovi di Mantova e Cremona.

Dalla costruzione della basilica i pellegrinaggi verso questo luogo, che assumeva via via popolarità, si intensificarono e assieme alla povera gente dei paesi attorno, nobili, e persino l’imperatore Carlo V d’Asburgo, il papa Pio II e, più tardi, l’imperatore d’Austria Giuseppe II d’Asburgo-Lorena (allora regnante anche nella Lombardia austriaca, di cui Mantova era capitale insieme a Milano) visitarono l’immagine sacra. Iniziarono così tutta una serie di donazioni che apportarono anche alla struttura architettonica originaria delle modificazioni; alcune importanti famiglie mantovane fecero costruire cappelle private per la preghiera annesse al convento o all’interno della chiesa per seppellirci i propri avi. Persino Giulio Romano, su commissione, lavorò nella chiesa delle Grazie, opera sua e della sua scuola sono infatti il Mausoleo Castiglioni ed altri interventi nella sacrestia.

Dal 1412 fino alla fine del secolo vennero edificati il convento, la scuola, l’oratorio, la biblioteca, fino a quando nel 1521 sorse attorno al piazzale un portico di 52 arcate per il riparo dei mercanti dato che l’11 agosto 1425 il marchese Federico Gonzaga aveva fatto spostare la “fiera di Porto” iniziando la tradizione della fiera di ferragosto alle Grazie. Le costruzioni grazie alle donazioni e ai lasciti portarono la basilica a un grande complesso con svariati annessi, nel 1642 venne aggiunta nel piazzale una nuova ala di portici ed edificata la sagrestia con un altare. In ultimo, l’ambizioso progetto del 1700 per l’ulteriore espansione del complesso su richiesta della duchessa Anna Isabella Gonzaga di Guastalla, prevedeva l’edificazione di 15 cappelle sulla strada per Mantova, ma non venne mai terminato. Nel 1782 il convento fu chiuso e convertito a ospedale. Iniziò così il declino della Basilica, l’invasione napoleonica privò la collezione di ex voto di buona parte dei suoi tesori e il materiale contenuto nella ricca biblioteca venne disperso o distrutto; nel 1812, infine, venne smantellato buona parte del complesso architettonico.

Durante la Prima guerra d’Indipendenza contro l’Austria del 1848, qui fecero campo le truppe del Granducato di Toscana prima di recarsi alla famosa Battaglia di Curtatone e Montanara. A seguito della Battaglia di Goito del 30 maggio 1848 le truppe del Regno di Sardegna entrarono in paese. Re Carlo Alberto era curioso di visitare il Santuario in quanto intendeva osservare i manichini presenti all’interno. Tuttavia quando l’esercito arrivò all’entrata trovò i portoni chiusi. Si seppe solo in seguito che all’interno del Santuario i cittadini avevano portato circa cento feriti dell’esercito austriaco e che, spaventati, volevano nasconderli alla vista dell’esercito sardo. Il Generale Eusebio Bava motivò il gesto con la “tendenza verso la causa imperiale” degli abitanti del paese.

 

 

 

Mantova Parte II

 

Gita sul catamarano Virgilio 1h e 45′.

Percorso lago di Mezzo nella riserva del Parco del Mincio.

Inizio navigazione partendo dai Laghi di Mantova, in vista del centro storico della città virgiliana per poi raggiungere la Vallazza, una zona umida creata dal Mincio,di grande interesse naturalistico per la peculiarità della sua flora e fauna e sito di interesse comunitario. Arrivati a Governolo si accede alla chiusa di navigazione che consente al nostro natante di superare il dislivello fra i fiumi Mincio e Po. Si prosegue contro corrente in un tratto mediano del massimo fiume Italiano, il Po.

ore 12.30: arrivo in prossimità di Sacchetta,  inversione di rotta e rientro a Mantova.

Mantova

La gita si e’ articolata in 6 giorni di cui due di viaggio.

Per quanto riguarda ristoranti ed hotel rimando alle sezioni specifiche sul blog.


Palazzo Ducale e Castello di San Giorgio

Dal 1308 è stata la residenza ufficiale dei signori di Mantova, i Bonacolsi, e quindi la residenza principale dei Gonzaga, signori, marchesi ed infine duchi della città virgiliana.
Ospitava il Gonzaga dominante del tempo, sua moglie, il figlio legittimo primogenito e gli altri figli legittimi sino alla maggiore età nonché gli ospiti importanti[3].
Assunse la denominazione di Palazzo Reale durante la dominazione austriaca a partire dall’epoca di Maria Teresa d’Austria regnante.

Ogni duca ha voluto aggiungere un’ala per sé e per le proprie opere d’arte, il risultato è un’area di più di 35.000 che ne fanno la sesta reggia più estesa in Europa dopo i palazzi del Vaticano, il Palazzo del Louvre, la Reggia di Versailles, la Reggia di Caserta e il Castello di Fontainebleau. Ha più di 500 stanze[4] e racchiude 7 giardini e 8 cortili.[5]

Palazzo Te

Costruito tra il 1524 e il 1534 su commissione di Federico II Gonzaga, è l’opera più celebre dell’architetto italiano Giulio Romano.

Le prime testimonianze in merito alla presenza della fabbrica del Te si hanno nel 1526, quando viene citato un edificio in costruzione che sorge vicino alla città, tra i laghi, sulla direttrice della Chiesa e del Palazzo di San Sebastiano.

La zona risultava paludosa e lacustre, ma i Gonzaga la fecero bonificare e Francesco II la scelse come luogo di addestramento dei suoi pregiati e amati cavalli. Morto il padre e divenuto signore di Mantova, Federico II, suo figlio, decise di trasformare l’isoletta nel luogo dello svago e del riposo e dei festosi ricevimenti con gli ospiti più illustri, dove poter sottrarsi ai doveri istituzionali assieme alla sua amante Isabella Boschetti.

Abituato com’era stato sin da bambino all’agio e alla raffinatezza delle ville romane, trovò ottimo realizzatore della sua idea di “isola felice” l’architetto pittore Giulio Romano e alcuni suoi collaboratori, tra cui Raffaellino del Colle con cui aveva lavorato a Roma al seguito di Raffaello. Alternando gli elementi architettonici a quelli naturali che la zona offriva, decorando sublimemente stanze e facciate, l’architetto espresse tutta la sua fantasia e bravura nella costruzione di palazzo Te.

In occasione della visita di Carlo V, Giulio Romano ebbe l’incarico di riunire il Palazzo con il castello mediante una nuova serie di sale, gallerie, scaloni, logge e cortili