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Natale e Capodanno in Alta Savoia

COURCHEVEL 1850 mt

Da Milano sono circa 460 km attraverso il Frejgius ( pedaggio circa 45 €)

Il villaggio piu’ alto e’ Courchevel 1850, famoso nel mondo e inserito tra i primissimi posti della classifica dei piu’ lussuosi siti mondani. Il,punto piu’ alto e’ situato alla cima del Saulire 2738 m s.l.m.

Vi sono le piu’ prestigiose strutture alberghiere, hotel a 5 stelle. Alcuni ristoranti si fregiano di ben 3 stelle Michelin. Nel centro ci sono le piu’ prestigiose case di moda: Dior, Armani, Prada etc. oltre ad esclusive gallerie d’arte e botique alimentari ( caviale, tartufi bianchi e simili delicatezC



Courchevel Moriond 1650 mt

Si trova a pochi km prima di Courchevel ed e’ molto ben collegato agli altri comuni tramite navette gratuite per gli ospiti della vallata. Il piccolo centro e’costituito da negozietti vari, ristorantini e supermercati.-

In centro si accede ad una scala mobile che porta dopo due rampe ad una enorme struttura con diverse piscine ed una mini struttura di surf.

ARGENTIERE

che Dista pochi km da Chamonix. Piccolo centro da cui e’possibile accedere alle funivie per le piste ed anche ottime passegggiate, che fiancheggiano le piste da sci di fondo. Affittiamo una baita appena fuori dall’ abitato. La baita ha anche una jacuzzi esterna e si accede ad una sauna con fornello a legna. La stessa si trova alla sommita’ di una scala in pietra.

Lungo i percorsi a piedi non vengono raccolti gli escrementi dei cani.

CHAMONIX


Graziosa cittadina a ridosso del Monte Bianco. Molto lunga la strada principale dello shopping.


La tipica carne alla griglia

Le Petit Savoyard Courchevel 1650 Francia

Locale caratteristico, gestione familiare accurata ed efficiente.
Proviamo la grigliata delle tre carni ( vitello, pollo ed anatra) unitamente a contorni di insalata e patate lesse. Vino; Cotes du Rhone Demaine de la President. Ordiniamo alcuni dolci tra cui creme brulee e bBrounies alla cioccolata con panna e una pallina di gelato. Insomma vale la pena ritornarci.

Cenerentola Il Sogno in Una Zucca

Piccolo Teatro Stehler Milano

Due atti in due ore di superba interpretazione da parte degli allievi della scuola di ballo dell’Accademia Teatro alla Scala. Scenografie molto accurate, costumi molto ricchi ma soprattutto una performance perfetta dei numerosi interpreti, alcuni dei quali giovanissimi.

Molto apprezzati dal pubblico sia Cenerentola che il Principe.

Nel complesso una esibizione che lascia il segno.

La Scuola di ballo, fondata nel 1813, annoverava 12 alunni, oggi ne sono 190.

Roma sul Naviglio Pavese


Locale piccolo, ma accogliente. Numerosi camerieri, tutti giovani. che si avvicendano professionalmente ai tavoli. Lungo le pareti, pannelli con scritte in romanescco. Accantp al nostro tavolo, leggiamo: ” Vino e rigatoni so la cura per li pormoni”.inizialmente dividiamo in quattro una pizza “Pinsa”, termine che deriva dal latino ” Pinsere” ovvero allungare, stendere. Ha origini da una antica ricetta romana, L;impasto ha meno carboidrati e grassi. ed e- costtuito da frumento, soia, riso e pasta madre. Apprezzamento da parte di tutti i commensali e proposito di venire a ripetere la esperienza solo gustando una pizza. Dolcetto d’Alba ,Baracco de Batachio del 2017: ottimo. Vediamo pero’ che quasi tutti gli altri cllienti ordinano vino sfuso rossso, che certamente non sara’ male. Quindi arriva una matriciana eccezionale, che mi ricorda quella che ho provato in una trattoria a Campo dei Fiori. Concludo con un titramisu’ della casa, accompagnato da un ottimo lemoncello. Il conto viene scontato del 20%, visto che avevo fatto la prenotazione con The Fork.

Il paradosso del lavoro che c’è Mancano i profili più richiesti

Corsera del 14 nov. Dario De Vico

Se dai profili si passa alle singole abilità quella maggiormente richiesta è «la flessibilità» (termine quanto mai ampio) seguita dalla capacità di lavorare in gruppo e dall’autonomia. Ma allora è legittimo avanzare il dubbio che gli imprenditori non trovino «le persone giuste» più che i profili giusti? Ovvero non trovino giovani disponibili a cambiare mansione, ai turni, a coprire il sabato o la domenica se necessari e che si accontentino di una paga sotto i mille euro. «È giusto cercare di scavare nelle dichiarazioni degli imprenditori — risponde Bruno Anastasia direttore di Veneto Lavoro — perché l’affermazione ricorrente è non-trovo-quello-che-voglio-io, quindi un ragazzo già formato, che abiti vicino, che sia flessibile e costi poco. Quindi più che una mancanza in assoluto delle figure che si cercano il mismatch è territoriale e salariale». Quelle persone ci sono ma altrove e con altre paghe. «E gli imprenditori cercano poco perché non hanno tempo e cercano male». E anche sull’indisponibilità culturale dei giovani Anastasia tira il freno. «Siamo sicuri che i giovani vogliano sottrarsi al lavoro manuale? Non siamo davanti a una generazione che si laurea al 100%, anzi. Poi il lavoro di cui stiamo parlando è assai diverso dal passato, potremmo definirlo semi-manuale». Per il direttore di Veneto Lavoro comunque il corretto allineamento tra domanda e offerta è difficile da ottenere in assoluto. Prendiamo il caso della medicina. «Servono medici che devono studiare per forza nelle facoltà di medicina, quindi la corrispondenza tra domanda e offerta è semplicissima, eppure alla fine mancano i medici e alcune specializzazioni vanno deserte».

Le contraddizioni

Dal suo studio di presidente dell’Anpal Maurizio Dal Conte ha ben presente le contraddizioni che stanno dietro al mismatch . Ricorda come si faccia fatica a trovare anche figure professionali come i traduttori e i formatori e nella fascia bassa in qualche caso camerieri e cassiere. Assicura che si sta lavorando per avere nuovi strumenti di conoscenza, «miglioreremo l’indagine Excelsior che rimane la previsione più affidabile delle professionalità richieste divisa per territorio». Purtroppo le banche dati regionali non si parlano tra loro e gli stessi confini amministrativi — specie al Nord — lasciano il tempo che trovano nell’economia dei flussi. Subito dopo «c’è la necessità di riorientare la formazione professionale, non possiamo dare al mercato una minestra precotta, dobbiamo sapere cosa ci chiede e agire di conseguenza». Ma saranno gli Its, i nuovi istituti tecnici a fare il miracolo, a dare per tempo all’industria i periti di nuova generazione che mancano? «Sicuramente gli Its hanno un placement medio dell’80%, il miglior tasso d’occupazione che conosciamo ma crearli costa. Bisogna costruirli coinvolgendo università, imprese, Camere di Commercio e ai costi di una start up. Con la legge di Bilancio c’è stato un primo finanziamento straordinario, bisogna moltiplicarli senza abbassare la qualità ma occorre cambiarne anche la governance, così com’è è troppo complicata». Tanto per avere le proporzioni del ritardo oggi dagli Its escono in Italia 8 mila diplomati mentre in Germania li frequentano 800 mila ragazzi.

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Se dai profili si passa alle singole abilità quella maggiormente richiesta è «la flessibilità» (termine quanto mai ampio) seguita dalla capacità di lavorare in gruppo e dall’autonomia. Ma allora è legittimo avanzare il dubbio che gli imprenditori non trovino «le persone giuste» più che i profili giusti? Ovvero non trovino giovani disponibili a cambiare mansione, ai turni, a coprire il sabato o la domenica se necessari e che si accontentino di una paga sotto i mille euro. «È giusto cercare di scavare nelle dichiarazioni degli imprenditori — risponde Bruno Anastasia direttore di Veneto Lavoro — perché l’affermazione ricorrente è non-trovo-quello-che-voglio-io, quindi un ragazzo già formato, che abiti vicino, che sia flessibile e costi poco. Quindi più che una mancanza in assoluto delle figure che si cercano il mismatch è territoriale e salariale». Quelle persone ci sono ma altrove e con altre paghe. «E gli imprenditori cercano poco perché non hanno tempo e cercano male». E anche sull’indisponibilità culturale dei giovani Anastasia tira il freno. «Siamo sicuri che i giovani vogliano sottrarsi al lavoro manuale? Non siamo davanti a una generazione che si laurea al 100%, anzi. Poi il lavoro di cui stiamo parlando è assai diverso dal passato, potremmo definirlo semi-manuale». Per il direttore di Veneto Lavoro comunque il corretto allineamento tra domanda e offerta è difficile da ottenere in assoluto. Prendiamo il caso della medicina. «Servono medici che devono studiare per forza nelle facoltà di medicina, quindi la corrispondenza tra domanda e offerta è semplicissima, eppure alla fine mancano i medici e alcune specializzazioni vanno deserte».

Le contraddizioni

Dal suo studio di presidente dell’Anpal Maurizio Dal Conte ha ben presente le contraddizioni che stanno dietro al mismatch . Ricorda come si faccia fatica a trovare anche figure professionali come i traduttori e i formatori e nella fascia bassa in qualche caso camerieri e cassiere. Assicura che si sta lavorando per avere nuovi strumenti di conoscenza, «miglioreremo l’indagine Excelsior che rimane la previsione più affidabile delle professionalità richieste divisa per territorio». Purtroppo le banche dati regionali non si parlano tra loro e gli stessi confini amministrativi — specie al Nord — lasciano il tempo che trovano nell’economia dei flussi. Subito dopo «c’è la necessità di riorientare la formazione professionale, non possiamo dare al mercato una minestra precotta, dobbiamo sapere cosa ci chiede e agire di conseguenza». Ma saranno gli Its, i nuovi istituti tecnici a fare il miracolo, a dare per tempo all’industria i periti di nuova generazione che mancano? «Sicuramente gli Its hanno un placement medio dell’80%, il miglior tasso d’occupazione che conosciamo ma crearli costa. Bisogna costruirli coinvolgendo università, imprese, Camere di Commercio e ai costi di una start up. Con la legge di Bilancio c’è stato un primo finanziamento straordinario, bisogna moltiplicarli senza abbassare la qualità ma occorre cambiarne anche la governance, così com’è è troppo complicata». Tanto per avere le proporzioni del ritardo oggi dagli Its escono in Italia 8 mila diplomati mentre in Germania li frequentano 800 mila ragazzi.