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Xmas at Tunbridge Wells Kent

Sotto un telone, vengono disposti vari tavoli con stufe sovrastanti e coperte. Ai lati una sequenza di negozietti: hot dog, pizzeria,Indian e Chinese food, crepes, vino e formaggio. Ordini, paghi (solo con carte credito) poi ti siedi ed aspetti che il piccolo rettaqngolino che ti hanno dato cominci a lampeggiare. Una ragazza cura in continiuazione che i tavoli siano puliti.

 

My Blog Auguri

Carissimi,

ad oggi gli utenti del blog sono 11875. I commenti 39845. Vi ringrazio tutti.

Con l’occasione un augurio di Buon Natale e Felice anno nuovo.

Piero

CITA A CIEGAS ( Confidenze fatali)

Teatro Parenti Milano dal 11 al 22 dicembrw 2019

Ho avuto il piacere di assistere ieri alla prima e devo dire che questa rappresentazione e’ stata tra le migliori a cui ho assistito quest’ anno.

Tatro pieno ed alla fine calosi applausi ad un team davvero eccezionale.

Ecco qui di seguito stralci della locandina:

di Mario Diament
traduzione, adattamento e regia di Andrée Ruth Shammah
con Gioele Dix – Laura Marinoni, Elia Schilton – Sara Bertelà, Roberta Lanave.

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Un sorprendente girotondo di destini.

Un thriller appassionante, un avvincente intreccio d’incontri apparentemente casuali dove violenza, inquietudine e comicità serpeggiano dentro rapporti d’amore. Un uomo cieco è seduto su una panchina di un parco a Buenos Aires. È un famoso scrittore e filosofo – ispirato all’autore argentino Jorge Luis Borges – che è solito godersi l’aria mattutina. Quella mattina, la sua meditazione viene interrotta da un uomo… Comincia così una serie di incontri fatti di conversazioni a prima vista sconnesse, che svelano legami sempre più inquietanti, misteriosi e anche inaspettatamente divertenti.

Cosi’ la stampa:

Tutta in levare, la regia di Andrée Ruth Shammah è un invito alla concentrazione e all’empatia con i personaggi, una mano invisibile che cura il dettaglio tessendo una ragnatela stregante di sussulti segreti […]. La felicità è un attimo, il resto è vita. Uno spettacolo di malinconica lievità cechoviana.
Sara Chiappori – la Repubblica
Andrée Ruth Shammah, nella bella scena di Fercioni, fa conoscere Diament con una regia di bella classicità, raffinata, luminosa, capace di valorizzare i significati del testo, la parola e l’attore. La complessità labirintica si scioglie nella regia in spire concentriche di verità impossibili, lungo un paradigma di schemi di relazioni interpersonali, sui quali è utile meditare. […] ottimo Elia Schilton, bancario che corre, con bel sviluppo, verso un tragico assurdo, lungo le lancette impazzite del suo sentire. Brava Laura Marinoni, vibrante e ammaliante signora e Gioele Dix, misurato, sornione Borges. Sara Bertelà e Roberta Lanave accanto a loro lungo i sentieri incrociati del thriller dei destini compiuti.
Magda Poli – Corriere della Sera
I destini incrociati. Tutti al limite tra dramma e commedia. Merito della regia di Andrée Ruth Shammah avere tenuto teso il filo, rischiando molto con una prima parte lungamente ma necessariamente monologante del bancario, cui corrisponde un Gioele eccezionalmente muto e comunicante. Poi l’esplosione Marinoni, il cambio di ritmo, un’accensione di passioni che la regista fa crescere inesorabilmente.
Roberto Mussapi – Avvenire
La regia di Andrée Ruth Shammah, orchestrando con aggressiva determinazione le poetiche sospensioni e le inaspettate violenze di questo dramma di anime, ha saputo armonizzare con ricercate finezze i temperamenti di tutti gli interpreti, tutti prodighi in generosa partecipazione.
Paolo Paganini – Lo Spettacoliere

Per sole donne Veronica Pivetti

“Era stata una scopata noiosissima. Adelaide si era addormentata a metà, mentre Andrea gliela leccava.” È il fulminante inizio di Per sole donne, il primo romanzo di Veronica dopo due esilaranti bestseller autobiografici.

Adelaide fa l’antiquaria, ha un marito più giovane di lei con cui è in crisi, una madre complice e saggia nonostante un principio di arteriosclerosi, e quattro amiche vere, che come lei stanno attraversando la crisi dei cinquant’anni.

Crisi? In realtà si direbbe che non si siano mai divertite tanto. Nei loro incontri (quasi sempre in un ristorante cinese) si scambiano le più inconfessabili confidenze sessuali, e al lettore è concesso di origliare e apprendere così, nei più imbarazzanti dettagli, le avventure e le sventure erotiche di Adelaide, Benedetta, Tonia, Rosaria e Martina.

Cinque donne diversissime tra loro ma accomunate da due cose: una visione ormai disincantata della vita e, al tempo stesso, una gran voglia di viverla a pieno. Anche a dispetto dell’età che avanza, come sperimenta dolorosamente Adelaide durante un amplesso con l’atletico amante Lorenzo detto “Trivella”.

Si ride molto, alle loro spalle e a quelle dei loro partner, talmente goffi da suscitare tenerezza.

Ma tra un sorriso e una risata capita anche di riflettere sull’eterna conflittualità dei rapporti tra i sessi e sull’inossidabile valore dell’amicizia.

Un’avvertenza: astenersi puritani e persone sensibili. Tenere lontano dalla portata dei bambini.

La vita bugiarda degli adulti

da Repubblica Robinson del 5 novembre Carlo Verdelli:

Di nuovo c’è l’immagine di uno spazio vuoto, scabro, difficile da decifrare, tra l’eta adulta e l’infanzia.Nella Vita bugiarda degli adulti siamo sì a Napoli, ma non nell’estrema periferia, bensì in un appartamento piccolo borghese dove la dodicenne Giovanna vive con i genitori, entrambi professori di liceo: una casa piena di libri, una casa “di sinistra” di inizio anni Novanta, dove fino a quel momento la protagonista è stata l’amata, coccolata figlia unica a cui viene chiesto soltanto di andar bene a scuola, perché è lo studio, e soltanto lo studio, ad aver permesso ai suoi genitori, a suo padre soprattutto, di emanciparsi dal sottoproletariato.

Basta quella frase, origliata attraverso una porta lasciata aperta per sbaglio, ad aprile la prima faglia nell’innocenza dell’infanzia. Perché, scopriamo dopo, Il padre di Giovanna ha detto che lei è destinata a diventare non solo molto brutta, ma brutta come zia Vittoria, sua sorella. E chi è Vittoria? È la zitella che fa i servizi in casa dei “signori”, quella che non si è emancipata e che con il fratello ha tagliato tutti i ponti, che vive ancora nella povera casa della Zona Industriale, amando un uomo non suo morto da anni. Giovanna, inevitabilmente, vorrà scoprire se è vero che il suo destino è la bruttezza – e quindi l’abiezione, l’amarezza e, ciò che è peggio di ogni altra cosa, la povertà – della zia Vittoria.

Da questo incontro, dalle bugie tra suo padre e sua zia, dalle verità parallele con cui entrambi hanno puntellato la propria vita, parte il viaggio sghembo di Giovanna verso l’età adulta. Così questa ragazza forse non bella ma dalla mente aguzza scopre che la Napoli borghese dei professori impegnati che vogliono scrivere sui giornali nasconde un’altra Napoli, sboccata e volgare, disperata e vitale di cui non le è mai stato detto nulla, come se solo sentirla nominare potesse contaminarla. Scopre che nonostante l’educazione sessuale il sesso non assomiglia a niente di ciò che poteva lontanamente immaginare. Scopre che gli adulti mentono, mentono tutti, soprattutto coloro che dicono di volerti bene. E che si tradiscono continuamente, senza aver il coraggio di lasciarsi del tutto e nemmeno quello di smettere di amarsi.

Scoprirà di essere, dall’inizio alla fine, “un garbuglio”. La incontriamo a dodici anni, Giovanna, e la lasciamo, alla fine del romanzo, a sedici. Durante la sua adolescenza la sua famiglia si sfascia, e lei apprende che si può sopravvivere alle menzogne dei grandi imparando a mentire, ferendoli con le parole, cercando altre strade, tentando di innamorarsi dell’unico che sembra più intelligente, più puro, più affascinante del proprio padre.

Mentre ci pare di star seduti, come Giovanna, sul sedile posteriore di una scalcagnata Cinquecento che sobbalza tra la polvere delle periferie e l’aria tersa di Posillipo, in una storia che sembra assolutamente privata, Ferrante riesce a raccontare non solo il presente ma anche l’infanzia della protagonista e la giovinezza dei suoi genitori, la fine degli anni Settanta, le illusioni, le pose, i miti di quegli anni con la stessa lucidità con cui, nell’Amica Geniale, ci aveva portato negli anni del boom e poi nei decenni successivi.

Vediamo la Storia recente come dallo specchietto retrovisore, e intanto, inevitabilmente, ci scopriamo a cercarla, come si insegue un fantasma, nelle movenze d’un personaggio, nei gusti d’un altro, nell’espressione dialettale, o coscienziosamente italiana, di un altro ancora. E finiamo col chiederci, ancora una volta: chi è Elena Ferrante? sapendo che non c’è risposta, se non nella risata adolescente, come d’una ninfa o d’un folletto, che sembra risuonare alla fine di questo strano e bugiardo romanzo.

 

Serata Polacca

Auditorium laVerdi Milano 17/11/2019

In occasione del Centenario della Riconquista dell’ Indipendenza Polacca.

Programma:

Arcangelo Corelli Sonata in Re minore op. 5 n. 12 “La Follia”

Ludwig van Beethoven Sonata per violino e pianoforte n. 5 in Fa maggiore op. 24 “La Primavera”

Ignacy Paderewski Sonata per violino e pianoforte in La minore op. 13

Henryk Wieniawski Pieśn Polska op.12 n.2 “Canto Polacco”

Henryk Wieniawski Obertas op. 19 n. 2 “Danza Popolare”

Henryk Wieniawski Scherzo-Tarantella op. 16

Interpreti:

Splendida serata in cui si sono esibiti con grande maestria due giovani musicisti polacchi.

Thannhauser dal Museo Guggenheim di New York

Mostra a Paklazzo Reale Milano

La retrospettiva, ospitata per la prima volta in Europa, raccoglie i capolavori della straordinaria collezione della famiglia Thannhauser, successivamente donata nel 1965 alla fondazione Guggenheim e da allora esposta in modo permanente nel museo di New York.

La mostra presenta circa cinquanta capolavori dei grandi maestri impressionisti, post-impressionisti e delle avanguardie dei primi del Novecento, tra cui Paul Cézanne, Pierre-Auguste Renoir, Edgar Degas, Paul Gauguin, Edouard Manet, Claude Monet, Vincent van Gogh e un nucleo importante di opere di Pablo Picasso.

Visita guidata a cura di Mario Monti che, per circa 1 h. e 1/2, ha magistralmente messo a confronto le opere con altre analoghe via suo Ipad.

 

Piere August Renoir Donna con pappagallino 1871

Paul Cezanne Natura morta: piatto di pesche.1879

Paul Cezanne Bibemus 1894

Paul Cezannes Natura morta; fiasco,bicchiere e brocca,1877

Paul Cezanne: Uomo a braccia conserte 1899

Pablo Picasso Natura morta: frutta e brocca 1939

Henri Rousseau I giocatori di football 1908

Henri Rouseau Artiglieri 1893

George Braque Chitarra,bicchiere e piatto di frutta in un buffet 1919

Pablo Picasso Due colombe con le ali spiegate 1960

Pablo Picasso Aragosta e gatto 1965

Pablo Picasso Le Moulen de la Galette 1900

Franza Marc Mucca gialla 1911

Geora Brac Teiera su fondo giallo 1955

Claude Monet Palazzo Ducale visto da San Giorgio Maggiore 1908

Paolo Picasso Fernande con una mantiglia nera 1905

Paolo Picasso Donna dai capelli gialli 1931

 

 

 

CI SARA’ UN ALTRO GIORNO

copertina

 

            Vito ha speso la sua vita tranquillamente, avendo come riferimento il proprio io. Ad un certo punto della sua esistenza, però, il destino lo pone davanti alla sofferenza.  Egli, impreparato ad affrontare la sua nuova condizione, precipita nella disperazione. Ma un evento imprevisto, provocherà in lui una vera catarsi, che, dopo un lungo e faticoso travaglio interiore, gli farà vedere la sua vita sotto una luce affatto diversa. Finalmente troverà la pace che cercava, ma soprattutto la speranza che il suo lungo viaggio non sarà stato vano, perché la meta che l’attende non rappresenterà la fine, ma il principio.

Ristorante giapponese di classe

Zipang Eppendorferweg 171 Hamburg

L’impressione dall’esterno non e’ stata delle migliori. Invece entrando ho notato subito una cura dei pochi tavoli molto attenta, privilegiando uno stile minimalista.Molto disponibili e professionali le cameriere giapponesi, che hanno puntualmente descritto le singole vivande. Ottima la birra giapponese Kirin Ichban. Deliziosa la zuppa al tofu con alghe. Buona la tempura con pesce freschissimo.